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AMENDOLA. BURRI, VEDOVA, NITSCH: AZIONI E GESTI

Amendola. Burri, Vedova, Nitsch: Azioni e gesti, Spazio Vedova, Venezia

Lo Spazio Vedova a Venezia ospita gli scatti del fotografo pistoiese Aurelio Amendola nella mostra fotografica Amendola. Burri, Vedova, Nitsch: Azioni e gesti. L’obiettivo è duplice: da un lato descrivere il lavoro dei tre protagonisti dell’arte del Novecento, ritratti mentre sono impegnati nei loro atelier, afferrandone le gestualità operative, l’espressività creativa. Dall’altro mostrare al pubblico come agisce un importante fotografo italiano mentre lavora, con la sua notevole capacità nel riuscire a far parlare le opere, a contatto con i tre artisti con i quali ha stabilito un’amicizia proficua. Che gli ha consentito di coglierne le più significative attitudini artistiche e umane, per dirla con il curatore della mostra Bruno Corà. Sono 44 le stampe fotografiche esposte. Oltre alle opere: Plastica M1 (1962) e Nero Cellotex (1978) di Alberto Burri, Non Dove/Breccia 1988 III (1988) di Emilio Vedova e 18b.malaktion (1986) di Hermann Nitsch.

Vedova
Amendola. Burri, Vedova, Nitsch: Azioni e gesti, Spazio Vedova, Venezia

Il rapporto tra Burri e Amendola è stato uno dei più costanti e solidi, che ha avuto come risultato la documentazione degli “atti performativi dell’artista nel suo corpo a corpo con la materia”. Che non è mai inerte, ma come sollecitata da una pulsione alla ricerca di una forma. Introdurre nell’arte i catrami i sacchi le plastiche i ferri i legni, sostituendo il pennello e la tavolozza con la fiamma ossidrica, la luce del fotografo riprende Burri nell’atto della combustione, ha significato aprire la pittura al reale, traumatizzando lo spazio bidimensionale del quadro. Se Picasso con Les demoiselles d’Avignon ha sconvolto i codici rappresentativi, Burri, con Pollock e Fontana, ha cancellato dal quadro ogni esigenza rappresentativa. Rivendicandone l’assoluta immanenza, come ha intuito Massimo Recalcati in Il mistero delle cose. Eliminando ogni obbligo referenziale il quadro non è più una finestra sul mondo ma “un nuovo mondo”.

Anche in Vedova la superficie dell’opera non è uno specchio riflettente. Non vuole suggerire contenuti. Il suo significato è solo all’interno del quadro. Le immagini di Amendola ne raccontano la gestualità, l’ossessione segnica, gli agglomerati cromatici, la tensione pittorica, i corpi ammassati dove tutto si torce. Siamo immersi in una sorta di vitalismo energetico che si esprime mediante una concezione agonica dell’arte. Mediante la dialettica tra apollineo e dionisiaco, reale e significante. Tra unire e disunire, costruzione e decostruzione.

Vedova
Emilio Vedova al lavoro alla breccia Non Dove 1985/’88 – IV (op. 7 – op. 8), 1988, foto: Aurelio Amendola

In Nitsch, infine, ex protagonista dell’Azionismo viennese, influenzato da Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud e Antonin Artaud, Amendola ha messo in risalto l’inquietante spazialità teatrale dell’artista. La sua poetica tragica tesa a provocare nello spettatore disgusto e ribrezzo, per accendere una controreazione di catarsi e purificazione.

INFORMAZIONI:

Nome evento: AMENDOLA. BURRI, VEDOVA, NITSCH: AZIONI E GESTI
Genere: arte del 900
Sede espositiva: Spazio Vedova
Luogo: Zattere, Dorsoduro 50, Venezia
Periodo: Dal 04 Maggio 2024 al 24 Novembre 2024
Curatore: Bruno Corà
Orario: domenica   10:30–18
lunedì            Chiuso   martedì     Chiuso
mercoledì     10:30–18
giovedì          10:30–18
venerdì          10:30–18
sabato           10:30–18

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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