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Carla Accardi

Carla Accardi, Assedio rosso n. 3, 1956 Tempera alla caseina e smalto su tela

CARLA ACCARDI

La foto

Esiste una foto di Carla Accardi del 1964. È ritratta nel suo studio in via del Babbuino a Roma mentre dipinge a piedi nudi sopra una sua tela. Molto lontana dallo spasmo gestuale di un Pollock. La sua postura è composta, controllata, nessuna danza, consapevole dei segni che sta imprimendo sul quadro. Sfatando il luogo comune che l’arte non è per le donne, l’artista si è fatta strada in un mondo di uomini fino ad essere la protagonista della mostra antologica, cento opere, curata da Daniela Lancioni e Paola Bonani al Palazzo delle Esposizioni a Roma. Smentendo anche il padre che l’aveva sconsigliata dicendole che “non si è mai vista un Raffaello donna”. E la figlia gli risponde con l’Autoritratto di tre quarti del 1946 che ricalca quello celebre del pittore urbinate. Presente in mostra nell’apertura del percorso espositivo. Nell’opera la giovane donna si raffigura con i tratti marcati decisi, di chi sa quello che vuole adottando le forme sintetiche postimpressioniste.

Carla Accardi
Autoritratto, 1946 Olio su tela

Fine della tela

La sua strada però non la trova nel figurativo. Lei toglie la tela dal cavalletto e la posiziona al centro dello spazio, scegliendo la pittura d’avanguardia contraria ad ogni connotazione legata al realismo, giudicandolo spento e conformista. Limitato e angusto.  Ne consegue l’esordio con il Gruppo di Forma 1 nel dopoguerra romano, insieme a Casagrande, Achille Perilli, Attardi, Guerrini, Turcato, Sanfilippo. Per loro l’arte non deve raccontare storie. Deve servirsi di forme, di materiali altri, per esprimere concetti. Guttuso la prende male. Quando vede i dipinti del Gruppo li definisce scarabocchi. Valutazione condivisa da Togliatti che su Rinascita, con molta grazia, vede nelle loro opere l’espressione degli sciocchi.

Carla Accardi
Carla Accardi, Tenda, 1965-1966 Vernice su sicofoil e struttura in plexiglass

Le opere nello spazio

Con l’inizio degli anni Cinquanta Forma 1 si scioglie. Ognuno sceglie la propria strada. Accardi inizia a sperimentare i segni in bianco e nero, sottili vigorosi variabili. Alla stregua di una scrittura visiva. Passando quindi al colore piatto ma brillante di Matisse. La collocazione dell’opere nello spazio, appena accennata, invitando l’osservatore ad esserne parte integrante, ha convinto le due curatrici Daniela Lancioni e Paola Bonani a sistemare nella grande rotonda del palazzo, la Triplice tenda del 1969-71, struttura ambientale realizzata col sicofoil. Anticipando in tal modo la dematerializzazione dell’arte prevalente nella seconda metà degli anni Sessanta. E contribuendo a dirottarla verso l’astrattismo.

Negli anni che vanno dal 1955 al 1961 il monocromo diventa prevalente, sulla falsariga dell’informale teorizzato dal critico francese Michel Tapiè che a Parigi la inserisce in una mostra insieme ad Appel, Franz Kline, Georges Mathieu.

La retrospettiva comprende inoltre i dipinti utilizzati dall’Accardi nell’allestimento della sua personale alla Biennale veneziana del 1964: Cilindrocono e Casa labirinto che disgregano plasticamente la barriera tra spazio interno e spazio esterno.Carla AccardiGli anni Ottanta, nella sezione conclusiva della mostra, registrano il ritorno alla tela e alla pittura sempre rigorosamente aniconica.

INFORMAZIONI

Nome evento      Carla Accardi
Autore                  Carla Accardi
Curatrici               Daniela Lancioni e Paola Bonani
Luogo                   Palazzo delle Esposizioni INDIRIZZO: Via Nazionale 194 Roma
Periodo                 Dal 06 Marzo 2024 al 09 Giugno 2024

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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