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Escher a Palazzo Bonaparte – Appunti

Maurits Cornelis Escher Relatività, 1953 Litografia, 277x292 mm Collezione M.C. Escher Foundation, Paesi Bassi

È possibile percepire due universi diversi nello stesso luogo come se fossimo preda di un incantesimo? Con Escher si può.  Con la sua configurazione più complessa dello spazio che rigetta la tipica visione dell’arte monoculare a favore di una sorta di simultaneità dei mondi. Non è una novità assoluta la presenza in un’opera di vari punti di vista.

Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini, 1434. National Gallery, Londra

Basti considerare il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck e l’ampliamento della spazialità facendo ricorso ad uno specchio convesso appeso in fondo che permette di osservare i due coniugi sia frontalmente che di spalle. Specchio convesso che Escher utilizza come fattore portante della rappresentazione nella litografia del 1935, Mano con sfera riflettente. La non oggettività del reale si raddoppia mediante la mano che sostiene la sfera e nella cui superficie riflettente appare Escher nel proprio studio. In realtà non è la sua immagine che ci sta di fronte, ma la sua immagine riflessa e poi raccontata dalla mano dell’artista. Sono creazioni nate per scombinare l’assuefazione percettiva dell’osservatore. Per inquietarlo. Per sconvolgerlo.

Escher
Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente, 1935 – Litografia, 31,8×21,3 cm – Collezione Maurits, Bolzano

Un’altra litografia che vale la pena citare è Relatività del 1953. Cosa emerge anche da una lettura rapida dell’opera? Che l’artista non rispetta l’unicità della legge di gravità.  La scena è frazionata in tre sezioni differenti. In ognuna la gravità funziona in modo diverso. Ma questo non costituisce una difficoltà per i protagonisti che non hanno volto, più robot che persone. Sembrano affrontare tranquilli la loro vita. Nonostante non ci siano linee verticali ma solo oblique. Come si può riassumere questa poetica che non sa che farsene dei canoni consolidati? Escher si libera dalle imposizioni concettuali dettate dai sensi. Va oltre i limiti imposti dalla doxa, l’apparenza, perché ciò a cui tende è il para-doxa. Ciò che va oltre l’esperienza sensoriale. L’artista non strappa il senso del reale dal senso del possibile

In vincolo d’unione, l’incisione del 1956, due spirali convergono l’una nell’altra formando le teste di un uomo e di una donna. Una doppia unità avvolta in un nastro senza fine.

Ma c’è un altro Escher. Quello in cui la doxa appena citata sembra avere la meglio. L’autore delle litografie romane, dove costruzione meticolosa, approccio ardito e naturalezza impressionante coesistono alla perfezione: vedi San Michele dei Frisoni con la chiesa in risalto sul colonnato berniniano di San Pietro, con un efficace contrapposizione luce/ombra. O Tra San Pietro e la Cappella Sistina, con i contrafforti obliqui a dominare la scena. Sono considerazioni orientative per introdurre la mostra, Escher, a Palazzo Bonaparte. Trecento opere per ricordare il centenario del trasferimento di Escher a Roma nel 1923.

Maurits Cornelis Escher Relatività, 1953 Litografia, 277×292 mm Collezione M.C. Escher Foundation, Paesi Bassi

Le otto sezioni che articolano il percorso espositivo comprendono:

  • Gli inizi, con i primi lavori dell’artista influenzati dall’Art Nouveau. La testimonianza dei viaggi in Italia, per disegnare monumenti, paesaggi, flora e fauna, che poi sarebbero diventate opere grafiche.
  • Italia dove ebbe la possibilità di entrare in contatto con l’opera di Balla e di altri artisti contemporanei.
  • Tassellature. Nel 1936 Escher trascorre un certo periodo a Granada dove visita l’Alhambra. Rimane molto colpito dalle accurate decorazioni geometriche in stile moresco. E dalle tassellature che in geometria indicano il frazionamento del piano con una o più figure geometriche ripetute all’infinito senza sovrapposizioni e senza lasciare spazi vuoti.
  • Metamorfosi. La fase in cui Escher innesta forme astratte in forme animate e viceversa.
  • Struttura dello spazio. L’attenzione è rivolta all’organizzazione compositiva a partire dal momento in cui l’artista si allontana gradualmente dalla rappresentazione euclidea dello spazio.
  • Paradossi geometrici. La sezione si sofferma sulla creazione delle situazioni impossibili, in apparenza plausibili.
  • Lavori su commissione. Come grafico Escher riceve commissioni di vario tipo: ex libris, biglietti di auguri, articolo pubblicitari, ecc.
  • Eschermania. A partire dalla metà degli anni ‘60, diventa molto popolare negli Usa. Il movimento hippy utilizza le sue opere su poster e magliette.

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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