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FIDIA A ROMA

FIDIA A ROMA

Fidia episkopos

Fidia
Testa di Atena Lemnia. Bologna, Museo Civico Archeologico

Il secolo a.C. nella storia di Atene, dal punto di vista artistico, è l’età dell’oro. Il periodo in cui vive Fidia, il grande scultore in marmo e in bronzo, architetto, amico di Pericle, politico e oratore. Che affida agli architetti Ictino e Callicrate l’incarico di costruire per Atena vergine, Parthenos, un prestigioso tempio. A Fidia è demandata la funzione di episkopos, sovrintendente. Con i suoi collaboratori ha la responsabilità della decorazione scultorea: frontoni, metope, fregio della cella. Cella che racchiudeva la statua della dea. Alta 13 metri, in oro e avorio, e secondo le fonti attribuibile allo stesso Fidia. Dell’opera si sono perse le tracce. La mostra, di cui fra poco parleremo, la ricostruisce in virtù delle tante repliche che attraverso i secoli sono giunte fino a noi.

A questo grande autore, delle cui opere non è rimasto praticamente nulla, i Musei Capitolini di Roma dedicano la mostra Fidia curata da Claudio Parisi Presicce. Un’originale rassegna monografica la si può definire, in quanto cerca di raccontare la «figura enigmatica, quasi fantasmatica di Fidia». Ricostruendone il volto, la biografia, l’operato, il lascito. E facendo arrivare a Roma, sotto forma di quattro mirabili frammenti del suo fregio, il Partenone. E lo fa mediante una significativa selezione di oltre 100 opere, tra reperti archeologici, originali greci, repliche romane, dipinti, manoscritti, disegni, alcuni presentati per la prima volta.

Il percorso

Fidia
Testa di Apollo del tipo Kassel. Museo archeologico nazionale di Napoli.

Il percorso espositivo offre al visitatore sei sezioni. La prima, Il ritratto di Fidia”, si apre con un omaggio. Quello di Auguste Rodin all’artista greco. Con la sua opera in marmo e gesso Pallas au Parthénon (1896). Una testa di donna con in cima un piccolo tempio con sei colonne doriche che rimanda al Partenone ateniese. Una scultura singolare a testimoniare il fascino che la Grecia antica ha esercitato su Rodin.

La seconda chiarisce l’ambito storico/artistico di Atene agli inizi del V secolo a.C. Si tratta de L’età di Fidia, che ripercorre il suo apprendistato presso lo scultore ateniese Egia e il bronzista Agelada. Una carriera, quella di Fidia, che arriva al successo fin dalle prime commesse: la statua perduta di Apollo che incarna il dio come Parnopios, riconducibile a quella che si trova nel museo del castello di Wilhelmshöhe, Kassel. Il prototipo della bellezza del volto greco: capelli riccioluti ai due lati del collo, spalle larghe, muscolatura ben delineata; fino alla realizzazione, sull’Acropoli, delle statue dell’Athena Promachos (che combatte in prima linea) e della Athena Lemnia.

La più bella

Fidia
Testa di Atena nel tipo Carpegna. Roma, Museo Nazionale Romano

Considerata in assoluto la più bella opera di Fidia. Grazie ad alcune repliche di epoca romana, la testa soprattutto, è stato possibile ricostruire la scultura nella sua totalità. La dea, che dovrebbe proteggere gli abitanti, ha il capo scoperto. Non indossa l’elmo tradizionale. Ha un atteggiamento pacifico. L’espressione serena e riservata che ne mitiga la condizione militaresca.

Il Partenone e l’Atena Parthenos è il tema della terza sezione, che approfondisce i lavori di Fidia ad Atene. Sull’Acropoli in particolare. Il percorso inizia con l’esposizione dei documenti che hanno favorito la riscoperta del Partenone in età moderna. Da segnalare è il Codice Hamilton 254, il manoscritto quattrocentesco con la prima immagine del Partenone giunta in Europa ad opera dell’umanista Ciriaco de’ Pizzicolli di Ancona. La sezione inoltre ospita quattro frammenti originali del fregio del Partenone: quello del fregio nord con oplita. Un frammento del fregio sud con giovane e bovino. Gli altri due con cavalieri e uomini barbati prestati dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. E poi ancora una replica del cosiddetto scudo Stragford, proveniente dalla collezione del British Museum (III secolo d.C.), valida per avere un’idea dello scudo dell’Atena Parthenos, con il suo diametro di cinque metri.

Fuori Atene

Fidia
Statua di Amazzone ferita nel tipo Sosikles. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Salone Sezione IV

La quarta sezione, Fidia fuori da Atene, focalizza l’attenzione su alcuni episodi riguardanti la carriera dello scultore oltre la città d’origine. Come la partecipazione al concorso bandito ad Efeso intorno al 440 a.C. per la realizzazione di una statua di Amazzone ferita, che registra la sconfitta di Fidia. L’evento è ricordato mediante un podio con figure di Amazzoni disposte a varie altezze. Al centro, quella ferita nel tipo Sosikles (Musei Capitolini, decenni centrali del II secolo d.C.). Di fronte un’altra proveniente da Torino, copia pregiata in basalto verde.

L’eredità di Fidia della quinta sezione ha come oggetto l’influenza esercitata dal grande artista, e delle sue tecniche, sulle successive generazioni di artisti in Grecia e Magna Grecia. Fra le opere più importanti la statua acrolitica di Apollo, proveniente dal tempio di Apollo Aleo a Crimisa, attuale Cirò Marina (Crotone), prestito del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Acròlito nella scultura greca arcaica, è il tipo di statua con testa, mani e piedi in pietra, marmo o avorio. Il resto del corpo in legno, nascosto dal panneggio.

La sesta e ultima sezione, “Opus Phidiae: Fidia oltre la fine del mondo antico” si interroga sulla fama ininterrotta del grande scultore in età moderna.

Informazioni

Titolo: Fidia
Tipo: mostra archeologia
Luogo: Roma, Musei Capitolini, Villa Caffarelli
Durata: fino al 5 maggio 2024
Orario: Tutti i giorni ore 9.30-19.30

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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