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Filosofia e caffè: il caffè filosofico

caffè filosofico
La tavola rotonda di Federico il Grande. Adolph Menzel, 1855.

Il caffè è spesso associato alla filosofia, si chiama Caffè filosofico infatti la famosa collana di video-interviste ai filosofi pubblicata da Repubblica (circa dieci anni fa); si chiama invece Il caffè dei filosofi la collana di volumi dedicati all’analisi filosofica dei miti della cultura di massa.
Ma perché proprio il caffè?
La nostra associazione di idee tra filosofia e caffè risale probabilmente al caffè letterario illuminista: un luogo di incontri e di scambi tra gli intellettuali colti del Settecento pre-rivoluzionario dove venivano formulate idee innovative ed irriverenti verso il potere.

Il caffè letterario nel Settecento

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Lezione di Geografia di Pietro Longhi ,1752

Non a caso la rivista di Pietro Verri che vide la luce nel XVIII secolo si chiamava proprio Il Caffè.
Questa rivista voleva scuotere le coscienze dai pregiudizi, ampliando il novero delle conoscenze tradizionali con gli argomenti più disparati seguendo l’impronta enciclopedica mutuata da Diderot e d’Alembert.
Ancora oggi esistono numerosi caffè letterari  sebbene abbiano perso l’aspetto rivoluzionario di qualche secolo fa, mantenendo invece il legame con la cultura.
Il caffè dunque è sempre stato simbolo di incontro e discussione, sorseggiando questa bevanda nuova ed esotica, dalle proprietà eccitanti, negli ultimi quattro secoli si sono elaborate nuove teorie ed aperte interessanti discussioni.

Il Caffè Filosofico, che cos’è?

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Caffè filosofico di Marc Sautet a Parigi

Il Caffè Filosofico è uno dei modi di praticare la filosofia, se volessimo trovare il padre nobile di questa arte potremmo forse rintracciarlo oltralpe.
Agli inizi degli anni ’90 il filosofo francese Marc Sautet si era interrogato infatti sulla crisi del mondo contemporaneo proprio in un caffè, e più precisamente al Cafè des Phares a Parigi. Questa iniziativa, nata fra poche persone che sentivano il bisogno di un confronto, divenne ben presto un evento di massa.
Queste proposte hanno avuto un successo così repentino e dilagante probabilmente perché accostavano ad ogni questione complessa della filosofia il punto di vista individuale di ogni partecipante.
Alla base delle pratiche filosofiche vi è infatti l’assunto che ciascuno di noi è un filosofo anche se non sempre consapevole della propria teoria, citando Popper potremmo dire che:

Tutti abbiamo, che ce ne accorgiamo oppure no, la nostra propria filosofia […] i suoi effetti sul nostro agire e sulle nostre vite, tuttavia sono molto spesso disastrosi. Pertanto bisogna necessariamente tentare di migliorare la nostra filosofia attraverso la critica.

Attraverso la “discussione attiva” all’interno di un caffè filosofico si può perciò comprendere quale sia il proprio punto di vista, portando allo stesso tempo la discussione su temi altrimenti inesplorati. Dai caffè filosofici emerge dunque una visione prospettica della realtà che spinge al continuo approfondimento dei temi trattati, pur senza mai mettere una conclusione definitiva e univoca in quanto chiunque prende parola dà una lettura diversa ed innovativa del tema.

La pratica sull’amore

Il caffè Filosofico diventa così una sorta di comunità di ricerca su temi esistenziali e attuali, e allo stesso tempo dà la possibilità a chi ne prende parte, di scoprire il proprio punto di vista e la propria visione dei fatti, imparando anche ad ampliarla attraverso il confronto con gli altri.
A questo proposito ho pensato di approfondire un tema molto presente nelle nostre vite, troppo spesso però eccessivamente semplificato: l’amore.

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iniziativa per vetrina di San Valentino da cliento.info.

Ora che si avvicina una ricorrenza simbolica come San Valentino questo tema si impone così prepotentemente alla nostra attenzione che è impossibile non discuterne. Sicuramente non possiamo non aver notato le numerose campagne pubblicitarie che nell’ultimo periodo hanno cominciato ad incalzarci con cadenza quasi giornaliera, i locali si sono riempiti di cuori e di ornamenti a tema, molte aziende di cioccolatini hanno prodotto gadget a tema… e noi? Noi cosa ne pensiamo?
Che ruolo ha l’amore nella nostra società contemporanea?
Citando Bauman potremmo dire

E così infatti, in una cultura consumistica come la nostra che predilige prodotti pronti per l’uso, soluzioni rapide, soddisfazione immediata […] Quella di imparare l’arte di amare è la promessa (falsa ingannevole, ma che si spera ardentemente essere vera) di rendere l’esperienza dell’amore simile alle altre merci, che attira e seduce sbandierando tutte queste qualità promettendo soddisfazioni immediate e risultati senza sforzo

Eppure anche così a ben vedere la questione rimane irrisolta…
Cosa è infatti l’amore di cui parlano le canzoni e le poesie? In che modo questo amore è vicino a quello di cui parlano i filosofi? E soprattutto in che modo tutto questo ci riguarda? Scopriamolo insieme!

Per partecipare all’evento vai al sito di Yes Art Italy

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Livia Panarini

Livia Panarini

Livia Panarini è consulente filosofico iscritta all'elenco dei professionisti di Daimon per il quale ha anche partecipato come membro del direttivo.
Ha collaborato con l'università Roma Tre come come consulente filosofico nell'ambito dei PCTO, 
da più di dieci insegna Filosofia e Storia nei licei ed è un'appassionata di dibattiti e dialoghi filosofici.

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