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I MACCHIAIOLI A BRESCIA

I PITTORI

La balia che sbircia dalla porta semiaperta per vedere la reazione dalla padrona di fronte a Le bambine che fanno le signore di Silvestro Lega. L’artista coglie un attimo sereno, tranquillo, intimo. Un’atmosfera dove domina la connivenza tra i protagonisti e dove lo spazio è scandito dall’oro della carta da parati dello sfondo e dai tasselli del pavimento che cadenzano il ritmo del gioco.

Nelle Cucitrici di camicie rosse del 1863, da correlare al periodo risorgimentale, Odoardo Borrani, propone quattro donne sedute mentre stanno cucendo chinate sulle camicie rosse con estrema determinazione in un luminoso salottino. Donne curate nell’aspetto e nel portamento del tutto indifferenti a chi le sta osservando.

I MacchiaioliIn Pascoli a Castiglioncello di Telemaco Signorini, l’immagine è costruita mediante i colori intensi dettati dall’ardente luce estiva che proietta ombre marcate sul terreno. Tralasciando l’aggressivo contrasto del chiaroscuro.

L’appello dopo la carica di Giovanni Fattori, detto anche il pittore del Risorgimento, è privo di retorica, di spirito guerrafondaio, di ostentato eroismo. Tutti i soggetti della rappresentazione, soldati e cavalli, trasudano spossatezza e non curanza dell’assetto militaresco dopo l’eccitazione della carica. L’appello che ne segue può riservare dolorose scoperte.

LA MOSTRA

Sullo sfondo velato delle montagne si staglia la bruna silhouette dell’Acquaiola di Francesco Gioli del 1891, in piedi di spalle non priva di una certa monumentalità. Chi sono questi artisti? Alcuni dei Macchiaioli evidentemente, esponenti del più importante fenomeno artistico italiano di metà ‘800, la cui mostra è possibile vedere a Brescia a Palazzo Martinengo fino al nove giugno 2024. Cento le opere esposte, sistemate in dieci sezioni.

GLI AMBITI

La pittura dei Macchiaioli privilegia ambiti quotidiani del reale. Gli attimi che lo scandiscono. Interessata all’ambientazione borghese e all’esistenza degli ultimi catturati magari mentre sostano parzialmente in ombra sui gradini di una casa semi diroccata. Sono artisti che operarono tra Firenze Roma Milano Venezia. Senza essere riconosciuti dalla critica ufficiale. Perché vollero allontanarsi dall’accademismo, che chiedeva cromatismi poco accesi e stesi con toni uniformi, per essere gli artefici di una coraggiosa rivoluzione visiva. Dovuta alle zone di colore a macchie, stese a maglie larghe. Diversamente dagli Impressionisti che preferivano immergere le scene in un cromatismo frantumato, polverizzato. Al limite dello straniamento. I Macchiaioli ricorrono ad accentuati contrasti luminosi. Alle luci e alle ombre. Per   scandire lo spazio. Rinnovare la natura dandole quella forma che scandisce contenuti assolutamente inediti. E quindi la luce, le nuvole, i balconi in fiore, il bucato steso al sole, le chiome verdeggianti degli alberi, i pergolati, le giovani ammaliate dal paesaggio che si scorge dalla finestra, le monachine in riva al mare, gli interni borghesi, i buoi con l’aratro: sono immagini di un’Italia ottocentesca, non ancora integrata politicamente e socialmente, ma iconicamente identificabile.

INFORMAZIONI

TITOLO: I Macchiaioli
DOVE: Brescia, Palazzo Martinengo
PERIODO: Dal 20 Gennaio 2024 al 09 Giugno 2024
CURATORI: Francesca Dini e Davide Dotti
SITO UFFICIALE: http://www.amicimartinengo.it
ORARI: L’accesso in mostra è orario continuato ed è consentito dall’apertura alle ore 9,00 (nei feriali) e alle ore 10,00 (nei festivi) fino ad un’ora prima della chiusura (ore 17,00 nei feriali e ore 20,00 nei festivi).

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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