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Il corpo di Nona Faustine di fronte al razzismo

Nona Faustine Federal Hall
Nona Faustine di fronte la Federal Hall, 2016 ©MACK ©Nona Faustine

Nona Faustine fa luce su ciò che non viene insegnato a scuola; centro del suo lavoro è la storia afroamericana che continua ad essere omessa.

Tra i vari e tumultuosi eventi del 2020, negli Stati Uniti e, successivamente, nel resto del mondo, ricordiamo le proteste razziali contro la violenza della polizia e del razzismo nate come risposta all’omicidio di George Floyd da parte dell’ufficiale Derek Chauvin. Negli ultimi tempi rivolte del genere, soprattutto grazie al movimento Black Lives Matter, sono state oggetto di attenzione mediatica, ma temi del genere non nascono nel 2020, e non si debellano attraverso post su instagram o manifestando nelle piazze. La questione razziale ci riguarda tutti, è insita nelle società e in noi, senza che ce ne accorgiamo.

Nona Faustine
Nona Faustine, Borough Hall, 2016

Nona Faustine è una di quegli artisti che si occupa di questi contrasti da molto prima, attraverso la sua arte sottolinea che lei stessa, come molti altri, discende da schiavi, i quali hanno contribuito alla storia americana, alla grandezza di una nazione che si ostina a raccontare la storia di un solo colore, monolaterale, accantonando la cultura afroamericana a favore di quella bianca. Nei lavori di Nona c’è un’evidente attenzione ai monumenti, ogni cultura e società ne possiede, raccontano la storia e i valori delle civiltà, spesso omettendo fatti importanti.

Nona Faustine posa nuda di fronte ai luoghi di schiavitù di New York, il suo corpo diventa un contrassegno davanti siti in cui gli schiavi hanno vissuto o sono stati sepolti. Questo è il lavoro raccolto in White Shoes, che precede My Country, una serie attraverso la quale Nona analizza i monumenti del suo paese, la storia che raccontano e che sopprimono. La modella della Statua della Libertà era una donna nera, e la statua fu regalata dalla Francia all’America per celebrare la fine della schiavitù, nonostante il messaggio che passa da anni è quello di accoglienza agli immigrati. Sono stati gli schiavi a costruire Capitol Hill e la Casa Bianca, esattamente come il Lincoln e il Washington Memorial, eppure nei due monumenti non si cita nulla di tutto ciò, degli schiavi che hanno combattuto contro gli inglesi e hanno contribuito alla vittoria della guerra civile.

Nona Faustine
Nona Faustine, Fragment of Evidence, Statua Della Libertà, 2016

La storia ha da sempre affascinato Nona Faustine, da avida lettrice si è rivolta ai libri per imparare sulle donne afroamericane, sulle questioni che non le venivano insegnate a scuola. È consapevole che corpi come i suoi non vengono considerati nella fotografia e nell’arte, eppure il suo corpo è una sorta di filo rosso che si unisce alla storia. È una donna afroamericana e discendente di persone in schiavitù che hanno reso l’America una superpotenza, ed è anche una newyorkese, appartenente ad una città che ha avuto un ruolo importante nella tratta degli schiavi.

Nona Faustine
Nona Faustine, Lefferts House, Brooklyn, 2016

Il lavoro di Nona è un giro di comunicazione, ricco di messaggi importanti che riguardano il presente e il passato, come ha spesso detto lei stessa, la riguarda in prima persona come donna nera, riguarda la storia del corpo afroamericano nell’arte e nella fotografia. Attraverso i suoi scatti è impossibile non aprire gli occhi alle ingiustizie che la comunità afroamericana ha subito nel corso degli anni, ed è terrificante prendere atto di quanto sia facile cancellare la storia di un intero popolo dalla memoria collettiva. È questo che la Faustine reclama attraverso il proprio corpo. Anche il titolo White Shoes è un chiaro rimando allo sguardo bianco dominante che non fa che sottomettere, simbolo del patriarcato che Nona incarna indossando scarpe bianche negli scatti.

Il 1 luglio 2020, nel pieno dell’ondata delle proteste e del dibattito che voleva soppressi molti dei monumenti che celebravano bianchi e defunti uomini conosciuti per le loro idee imperialiste e razziste, un cartellone è stato esposto all’ingresso principale del Socrates Sculpture Park. Non era pubblicità, ma un’opera di Nona Faustine intitolata “In Praise of Famous Men No More” mostrando il Lincoln Memorial a Washington accanto la statua di Theodore Roosevelt fuori l’American Museum of Natural History, criticato da tempo e considerato un simbolo di colonialismo e razzismo. Una striscia orizzontale attraversa le fotografie, come se qualcuno stesse osservando da dietro le sbarre. Le considerazioni a riguardo dell’opera potrebbero essere molteplici, ma il messaggio di Nona è uno solo ed è semplice: smettiamo di sprecare energie venerando uomini famosi.

Nona a New York
Nona Faustine In Praise of Famous Men No More, 2020, Socrates Sculpture Park, Long Island City, New York

Nona attraverso il suo lavoro vuole rendere omaggio alle donne e agli uomini che hanno costruito il suo paese e la sua New York, dando spazio al corpo nero nell’arte e nella fotografia. L’arte porta risposte laddove ci sono domande, fa chiarezza nella confusione, motivo per il quale gli artisti parlano sempre più spesso di libertà, umanità e diritti nei propri lavori.

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Arianna Casagrande

Arianna Casagrande

Sperimentando sin dall’adolescenza con il mezzo fotografico, si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia di Roma dove prende confidenza con le arti visive e la fotografia cinematografica. Dopo un breve approccio al cinema nel campo dell’edizione di film e del sound design, negli ultimi anni si è vista coinvolta in progetti di riscrittura testi, interviste, ricerca di archivio e catalogazione della fotografia

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