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Il misterioso Gino Coppedé..

Il Castello McKenzie.

Gino Coppedè, al secolo Luigi, è uno dei più bistrattati architetti che hanno lavorato a Roma.
Fiorentino di nascita, figlio d’arte, il padre era ebanista, cresce nella bottega paterna, per poi continuare gli studi alla Scuola professionale di arti decorative industriali e in seguito alla scuola di architettura presso l’Accademia di Belle Arti. Concludendo gli studi come professore di disegno architettonico nel 1896.

Il suo primo importante successo, il Castello MacKenzie completato nel 1906, gli permise di lavorare per una facoltosa clientela e creare quello “stile Coppedè“, così particolare e in cui riemergeva, in forma quasi fiabesca, tutta l’architettura dei secoli precedenti. Nel 1896 si sposa con Beatrice Romanelli, figlia dello scultore Pasquale Romanelli, con la quale avrà tre figlie e si trasferisce in Liguria.
Genova diventerà la sua città. Qui in questi vivaci anni giovanili ricchi di frenetica attività, costruirà splendide ville in collina, palazzi e sarà anche impegnato nell’allestimento degli interni di alcuni transatlantici.

Castelinho do Flamengo a Rio de Janeiro

Forse è grazie a questi lavori, che abbiamo opere di Coppedè anche in Brasile.

Sarà poi presente a Messina nella ricostruzione post terremoto, grazie al legame con la ditta Cerruti, che lo impiegherà in seguito nel progetto di quello che probabilmente avrebbe dovuto essere l’apoteosi del suo lavoro di architetto: il quartiere residenziale Dora, che ora tutti chiamano il quartiere Coppedè.

Nel frattempo diviene anche un accademico affermato, nel 1917 fu libero docente in architettura generale presso la università di Pisa e viene anche nominato cavaliere e poi ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.

Ritratto di Gino Coppedè

Dal 1915 inizia il suo impegno romano, che cominciò da subito a crear problemi, il primo progetto sarà rigettato, perché poco conforme alla “classicità” romana.
Lo scoppio della I Guerra Mondiale blocca i lavori, che saranno ripresi nel 1921, ma il progetto non sarà portato a termine. I cambiamenti sociali, politici, economici, culturali e, infine, la morte per cancro dell’architetto nel 1927 lasceranno il sogno a metà.

Il quartiere Coppedè nella sua esuberante manifestazione esterna, ha all’interno una concezione architettonica modernissima. Presentava una netta suddivisione tra la zona giorno e quella notte, gli spazi interni potevano essere riprogettati secondo il gusto e le necessità dell’acquirente. I bagni, decorati con mosaici, erano estremamente funzionali. In cucina i piani di appoggio erano in marmo e una caldaia di rame garantiva l’acqua calda. Gli appartamenti avevano i pavimenti in legno, le pareti decorate e i soffitti spesso affrescati. C’erano gli ascensori e i citofoni e i palazzi erano dotati di garage !
La struttura portante era in cemento armato, all’epoca materiale nuovissimo, che garantiva una sicura stabilità alle strutture.

Quella di Coppedè fu una vita frenetica e fortunata professionalmente, ma apparentemente tranquilla sul versante familiare.
Come questo simpatico fiorentino, un po’ guascone, si sia poi trasformato in massone dedito all’occultismo e satanista nei racconti successivi resta un mistero.
E’ vero che fino a qualche tempo fa, prima dei restauri, il quartiere presentava un’aria leggermente sinistra, tanto da far da sfondo a film “de paura” come “Inferno” e “L’Uccello dalle piume di cristallo” per restare in ambito italiano o il terrificante “Il Presagio”, con tanto di Gregory Peck come protagonista. Però è anche vero che è stato usato come set per “Ultimo tango a Zagarolo”, che è tutto un altro genere di film !

Coppedè nel suo eclettismo aveva anche compreso e inserito l’ottava musa, non è un caso che spesso viene accostato al suo stile il celebre film muto “Cabiria”, ma è un riecheggiare lo spirito del tempo, riproponendo tutta una serie di simboli, utilizzati in forma decorativa e non certo per creare un percorso iniziatico nascosto tra le pieghe del cemento armato e dello stucco. Un po’ come l’upupa di Montale, ilare uccello calunniato dai poeti …

Per informazioni sulla visita guidata vai al sito di Yes Art Italy

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Circa l'autore

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Cristina Vuerich

Si è laureata con lode in Lettere, presentando una tesi in Etruscologia e ha frequentato con profitto i tre anni della Scuola di Specializzazione in Archeologia, in entrambi i casi presso l’Università di Roma “Sapienza”. Ha lavorato per molti anni in una libreria specializzata in archeologia e successivamente presso una casa editrice che si occupa di saggistica. Tramite queste attività ha avuto l’opportunità di essere costantemente aggiornata sulle novità riguardanti la Città Eterna. A partire dal 2001 ha portato avanti un'attività parallela come guida turistica, collaborando con agenzie operanti sul territorio, istituzioni e privati, in questa attività riversa tutta la sua passione, per comunicare la bellezza e l’importanza storica di Roma. Collabora con l'associazione Yes Art Italy ed è redattrice per BloggingArt.

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