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IL SASSETTA E IL SUO TEMPO. Uno sguardo all’arte senese del primo Quattrocento

Sassetta Adorazione dei Magi

Stefano di Giovanni, meglio noto come il Sassetta che ha operato a Siena dal 1423 al 1450, innestando le novità del Rinascimento nella tradizione trecentesca senese, è il protagonista della mostra Il Sassetta e il suo tempo, curata da Alessandro Bagnoli.

Come già accaduto con la precedente esposizione basata su Lorenzetti, anche questa mostra è progettata tenendo presente l’opera inserita in permanenza al Museo di San Pietro all’Orto: l’Arcangelo Gabriele del Sassetta, piccola tavola un tempo posta fra le cuspidi di una pala d’altare. Si tratta della Vergine annunciata, patrimonio della Yale University Art Gallery a New Haven, che non è stata concessa in prestito.

Cinquanta le opere presentate, ventisei dello stesso Sassetta. Le altre appartengono ad artisti attivi in quegli anni nello stesso contesto. Tra essi il ‘Maestro dell’Osservanza’, Sano di Pietro, Giovanni di Paolo, Pietro Giovanni Ambrosi e Domenico di Niccolò dei Cori.

Fra le ventisei opere è compresa una significativa “prima”, scoperta dallo stesso curatore della mostra. Si tratta di una Madonna con Bambino, proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille) ma originariamente creata per una chiesa senese, probabilmente San Francesco. Individuata sotto una spessa ridipintura che il notevole restauro di Barbara Schleicher ha reso pienamente leggibile. Un’acquisizione importante secondo Bagnoli perché dimostra “come il Sassetta, pur mantenendo un forte legame con la tradizione nella pittura senese, da Simone Martini in poi, riesca a recuperare anche la sostanza delle novità della pittura rinascimentale fiorentina, compresa la definizione della luce che dà con concretezza alle forme e ai volumi”. Quest’opera è accostata ad un’ulteriore Madonna con Bambino del Museo dell’Opera di Siena recentemente restaurata dal FAI. Ad attribuirla al Sassetta è stato, nel 1914, lo storico dell’arte e collezionista americano Frederick Mason Perkins, grande esperto di arte senese. A favore dell’attribuzione si schierano poi Bernard Berenson, Paolo Dal Poggetto e Roberto Longhi. Quest’ultimo definisce Sassetta il maggiore esponente del “rinascimento umbratile” senese del primo Quattrocento, ovvero dello stile gotico senese ombreggiato di rinascimento fiorentino.

Sassetta
Sassetta Madonna con Bambino inedito, proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille)

Bagnoli ha decisamente voluto l’intervento di restauro per esaltare “la tenerezza della pittura a tempera e le numerose squisitezze nel fingere la veste serica della Madonna, il pavimento a piastrelle in perfetto scorcio prospettico, usando le foglie d’oro del fondo, che sono opportunamente velate di colori traslucidi e finemente sgraffite, secondo quella raffinata procedura che era stata messa a punto da Simone Martini e portata alla perfezione da Gentile da Fabriano all’aprirsi del Quattrocento”.

Si continua con la particolare Madonna delle ciliegie, dal Museo di Grosseto. Ciliegie tenute dalla Vergine nella mano sinistra.  Le sta offrendo al Bambino che ne sta mangiando già una. “I frutti rossi che alludono al sangue, sono tra i numerosi possibili simboli cristologici. E ugualmente rossa è la melagrana nella mano destra della Madonna della tavola inedita”, conclude Bagnoli.  La nudità del suo corpo inserita nello spazio consente la configurazione prospettica. Mentre la testa della Madonna sembra ruotare come una sfera luminosa. Nel dipinto Antonio Paolucci ha sottolineato il coesistere di un sofisticato intellettualismo, di un elegante gestione delle forme anatomiche con un sentimento sottilmente e teneramente affettuoso.

Dalla Pinacoteca Nazionale senese arrivano in mostra i Quattro Protettori di Siena, i Quattro Dottori della Chiesa, la tavoletta del Sant’Antonio bastonato dai diavoli. Un dipinto singolare raffigurante il protagonista percosso, con bastoni e serpenti usati come frusta, dai demoni. Mostruose creature a metà tra uccelli predatori ed essere umani. Anche se non riusciamo ad intravedere i loro tratti perché sono stati cancellati. Le bastonature dei diavoli simboleggiano le dure prove affrontate da sant’Antonio mentre meditava nel deserto. L’agitata scena è inserita in un paesaggio montuoso, da notare l’apparizione di uno dei primi cieli nuvolosi della storia dell’arte italiana, che rievoca certe impostazioni dei fratelli Lorenzetti, senesi come il Sassetta.  Il debito più evidente sembra essere nei confronti dell’Allegoria della Redenzione. C’è poi l’Ultima cena che si fa notare per la volumetria delle figure e la loro specifica disposizione simmetrica. Un’opera che ha assimilato le prime novità rivoluzionarie del Rinascimento: nella prospettiva delle architetture e nel realismo delle figure e dei paesaggi.

Sassetta
Sassetta, Madonna delle ciliegie, 1440-50 circa, Grosseto, Museo archeologico e d’arte sacra.

La collezione Chigi Saracini ha prestato la raffinata Adorazione dei Magi. Purtroppo, la mancanza di estese zone della tavola dipinta ostacola, anche idealmente, la ricostruzione dell’opera nella sua totalità. Fondamentali elementi di raccordo, come le parti riguardanti il tetto della capanna ed alcune del paesaggio collinare, sono state tagliate e disperse.

Dal punto di vista iconografico la composizione è impostata in verticale. In primo piano domina la scena dell’offerta dei magi al Salvatore. Sullo sfondo in alto i complicati sentieri del percorso dei sovrani. Tematiche abbastanza condivise nella pittura senese fra Trecento e Quattrocento.

Sotto il profilo stilistico, la fonte primaria che Sassetta considera è la pala Strozzi, dipinta da Gentile da Fabriano per la Chiesa di Santa Trinità di Firenze nel 1423, capolavoro della pittura del Gotico internazionale in Italia. Influenze visibili, per esempio, nelle due donne sulla destra che- come eleganti damigelle di corte, ricevono i doni regali-, o nella sagoma incurvata di San Giuseppe arcuato sul bastone. Influenze in ogni caso attraversate dalle originalità prospettiche codificate dalla rivoluzione pittorica di Masaccio. Il giovane Re mago e il paggetto alle sue spalle calpestano un terreno ghiaioso in uno spazio tutt’altro che astratto.

Terminata la visita alla mostra del Sassetta, chi volesse ampliare la conoscenza del territorio maremmano con le sue proposte storico/culturali non ha che l’imbarazzo della scelta. A partire dal MAGMA di Follonica (GR) il Museo interattivo e multimediale delle arti in ghisa della Maremma che racconta l’evolversi dell’uso del ferro.Sassetta

Il birdwatching è una delle attività ricreative praticabili nel Museo Casa Rossa Ximenes all’interno della riserva naturale, non lontano da Castiglione della Pescaia. La Riserva naturale regionale Diaccia Botrona con i suoi 1273 ettari è una delle aree umide più grandi e importanti d’Italia. Un bacino lacustre silenzioso ventilato cromaticamente macchiato dal rosa dei fenicotteri.

Per chi avesse più tempo non si lasci sfuggire una visita al Museo di storia naturale della Maremma a Grosseto per le modalità cognitive accattivanti che scandiscono il percorso espossitivo. Per quanto riguarda l’avifauna, sono state censite diverse specie canore. Ci sono in mostra diversi pannelli. Basta toccare un pulsante e come per magia si ascolta il canto dell’animale selezionato.

INFORMAZIONI

Evento: IL SASSETTA E IL SUO TEMPO. Uno sguardo all’arte senese del primo Quattrocento
Genere: pittura senese del 400
Curatore: Alessandro Bagnoli
Sede: Musei di San Pietro all’Orto
Luogo: Massa Marittima (Gr)
Periodo: fino al 14 luglio 2024
Orari: dal 15 marzo al 30 giugno dal martedì alla domenica 9.30-13.00 e 14.30-18.00
Dal primo al 15 luglio tutti i giorni 9.30-13.00 e 14.30-18.00

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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