Home » Fotografia » Jeff Wall e la realtà nella finzione
Arte Cultura Eventi Fotografia

Jeff Wall e la realtà nella finzione

Jeff Wall, Milk 1984. Collection Frac, Champagne Ardenne, Reims, France

Jeff Wall e la realtà nella finzione

La fondazione Beyeler di Basilea dedica un’antologica a Jeff Wall, il padre della “fotografia cinematografica”. Considerato un vero maestro, registra la vita inserendola in una finzione che paradossalmente sembra reale. Condividendo in tal modo la concezione di Picasso che alla domanda cos’è l’arte risponde: “una finzione che dice la verità”. Finzione che nella fotografia di Wall si trasforma in un linguaggio ricercato. Come in Milk. Sembra un vero e proprio tableau vivant, in cui uno scatto che sembra appartenere alla tradizione della street photography, è invece la conseguenza di una meticolosa macchina raffigurativa. È lo stesso Wall a raccontare come lo scatto è stato creato, osservando un giovane mentre versa del latte: “rimasi colpito, volli ricostruire quella situazione” Per quale motivo? “Perché penso che i fotografi dovrebbero avere la stessa libertà di qualsiasi altro artista, poeta o compositore, di creare partendo da qualsiasi elemento frutto dell’esperienza”.

Jeff Wall, The Storyteller del 1986

Ma non si tratta solo di esperienza. Nelle sue realizzazioni, anche se sono schegge scagliate dal presente, emerge l’amore per l’arte. Si sentono gli echi dei sommi pittori del passato: Velàsquez, Manet, Delacroix. Basta riandare a The Storyteller del 1986. Periferia di Vancouver. Siamo di fronte ad una sorta di sentiero inclinato. Con due gruppi di persone sulla sinistra. E un uomo in solitudine sotto il ponte di un cavalcavia sulla destra. Non appare evidente che i tre personaggi a sinistra richiamino quelli de Le déjeuner sur l’herbe di Manet? Ecco un perfetto esempio di compenetrazione tra fotografia e quadro.

La mostra propone 55 opere create durante cinquant’anni. Dalle trasparenze sistemate in lightbox, alle foto in grande formato in bianco e nero, alle stampe a colori inkjet. Opere che Wall considera provenienti dal suo lavoro che definisce cinematografia, perché trova nell’andamento narrativo del cinema il proprio schema culturale.

La fotografia metafisica

Jeff Wall, A Donkey in Blackpool

Un altro scatto da mettere in rilievo è A Donkey in Blackpool. Wall riprende il riposo di un asino in una stalla. Un’ambientazione del tutto reale che tende però ad un’impostazione decisamente metafisica. Come in Dead Troops Talk. C’è stata un’imboscata all’Armata Rossa in Afghanistan, inverno 1986. Il soggetto è il campo di battaglia invaso da corpi di militari uccisi. Sono inquadrati come se si trovassero in un palcoscenico. Con una velatura ironicamente tragica: i sopravvissuti che si controllano le ferite senza escludere raccapriccianti scherzi. Un’atmosfera particolare per l’angoscia suscitata dal suo verismo. Che ricorda Goya e i film dell’orrore.

Jeff Wall
Jeff Wall, Dead Troops Talk

INFORMAZIONI

Nome evento: Jeff Wall
Sede: Fondazione Beyeler di Basilea
Periodo: fino al 21 aprile 2024
Genere: fotografia. Spesso imponente
Curatori: Martin Schwander con Charlotte Sarrazin

Leggi anche
Jacopo Tintoretto
Goya e Caravaggio: verità e ribellione
FIDIA A ROMA
Rubens alla Galleria Borghese

Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

Subscribe
Notificami
guest
1 Commento
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
cerebrozen

I truly appreciated the work you’ve put forth here. The sketch is tasteful, your authored material stylish, yet you appear to have developed some nervousness regarding what you intend to deliver next. Rest assured, I’ll return more regularly, much like I’ve done almost constantly, should you maintain this upward trajectory.