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La Cripta dei Cappuccini

cripta capuccini
La Cripta dei Cappuccini. La Cripta dei Teschi, © ArtsLife

Un sacerdote tedesco di questa casa ha eseguito un monumento funebre degno di un ingegno inglese. Ha formato in sei o sette piccole stanzette, una vicina all’altra, alcune nicchie, delle volte, qualche ornamento di soffitto con disegni regolari e piacevoli, lampade, croci, ecc. il tutto eseguito con ossa e teschi. […] In ciascuna di queste piccole camere sono distribuite, come pietre in un orto, le diverse tombe di questi buoni religiosi, ai quali tuttavia la vista della morte che li circonda dappertutto non impedisce di essere allegri come nel resto d’Europa!

Così descrive la Cripta dei Cappuccini il Marchese De Sade nel 1775 anno del suo viaggio in Italia. Dalle sue parole si può facilmente intuire come questo luogo rappresentasse già all’epoca un posto particolare e suggestivo, macabro ma al tempo stesso con velleità artistiche non indifferenti.

La cripta fa parte dello stesso complesso della chiesa e del convento sito in via Veneto, costruito su una porzione di terreno donata dal Card. Ludovisi tra il 1626 ed il 1631, quindi in contemporanea con il vicino Palazzo Barberini.
Prima dell’edificazione del nuovo convento i Cappuccini abitavano nell’antico convento di San Bonaventura nei pressi di Fontana di Trevi.
Nel 1631, il 15 aprile, quando la comunità si spostò ufficialmente nel nuovo complesso, l’architetto cappuccino Michele da Bergamo decise di spostare lì anche tutte le ossa dei confratelli seppelliti sotto il vecchio convento.
Dal momento che le normative cappuccine vietano la sepoltura dei morti all’interno delle loro chiese, padre Michele aveva predisposto un cimitero sotterraneo destinato alle nuove sepolture e ad accogliere le vecchie.

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La Cripta dei Cappuccini. © Fanpage

La decorazione della Cripta

Da quel momento e fino al 1870 sotto le cappelle del lato destro della chiesa il cimitero ha ospitato tutte le ossa dei fratelli della comunità. Una comunità numerosa, multiculturale e multietnica. Non è difficile quindi comprendere il motivo della gran quantità di ossa contenute nella cripta, calcolando tre secoli di sepolture (forse anche di più).
La sistemazione attuale si deve molto probabilmente ad un intervento del 1764 come suggerisce una lamina sul fondo della cosiddetta cripta dei tre scheletri. Del resto nel 1775 quando la vide de Sade, l’area aveva già tutte quelle caratteristiche che ancora oggi la rendono un luogo unico: una cripta dove ogni ornamento architettonico e scultoreo è realizzato con le ossa dei frati cappuccini che vi sono sepolti.
Ma chi realizzò quest’opera tanto bizzarra quanto profondamente evocativa?

Le ipotesi riguardo l’autore

Le ipotesi a riguardo sono estremamente fantasiose. Si è parlato di una figura solitaria, un artista geniale che avrebbe realizzato questa ardita sistemazione durante il lungo periodo di espiazione dei suoi peccati passato in convento.
Si è parlato di un frate cappuccino talmente ispirato dalla fede in Dio da concepire un’opera tale che non vuole essere una celebrazione della morte ma al contrario un voler renderla quasi innocua, apotropaica.
Infine la leggenda più accreditata farebbe riferimento ad una comunità di frati scampati alle torture del Grande Terrore in Francia che avrebbero trovato rifugio a Roma.
Tutte ipotesi incerte ancor più l’ultima visto che de Sade già nel 1775 ci testimonia che tutti questi lavori di abbellimento della Cripta erano già stati realizzati.

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La Cripta dei Cappuccini. © Fanpage

Sicuramente la cura con cui quest’opera straordinaria è stata realizzata non può che indicarci un artista all’interno della comunità dei Cappuccini stessi visto la dedizione e la spiritualità che si respira nelle stanze di questo cimitero sotterraneo. È chiaro l’intento di celebrare sorella morte francescanamente intesa ovvero una creatura che ha un compito importante e ben preciso quello di chiudere le porte della vita terrena, finita nel tempo, e schiudere le porte della vita eterna e beata in attesa della resurrezione.

La Cripta dei Tre Scheletri

La Cripta è composta di sei stanzette. La prima, la cripta dei tre scheletri, presenta le spoglie di alcuni membri della famiglia Barberini. Sulla parete di fondo due scheletri sorreggono un cranio alato. Al centro dentro una mandorla (sempre fatta di ossa) c’è lo scheletro della principessa Barberini che simboleggia la vita che rinasce, tiene in mano una falce simbolo della morte ed una bilancia che pesa le opere buone e quelle cattive. La volta del corridoio presenta motivi floreali, quattro stelle a cinque punte (il tutto realizzato con le ossa dei frati) che circondano una grande stella a otto punte, più motivi floreali composti da costole e vertebre. Nella parete opposta un orologio indica che conclusasi la nostra esperienza mortale si apre la vita eterna. Dimensione quest’ultima che ci si schiude solo grazie al lavoro di sorella morte. Solo con la conclusione della vita terrena infatti si può andare incontro all’eternità.

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la Cripta dei Tre Scheletri. © museoecriptacappuccini.it

La Cripta delle Tibie e dei Femori

La seconda stanza è detta la cripta delle tibie e dei femori. Sulle due pareti laterali, quattro nicchie per parte ospitano gli scheletri in piedi dei frati vestiti col saio.
Sulla parete di fondo una croce racchiusa in un tondo campeggia sopra lo stemma francescano, il braccio nudo di Cristo e quello vestito di San Francesco.
Sul pavimento abbiamo le sepolture vere e proprie indicate da diciotto croci.
Anche qui abbiamo dei tondi con motivi floreali composti da scapole e vertebre.

La Cripta dei Bacini

Nella cripta dei bacini, la terza stanza, nelle pareti laterali riposano due scheletri di frati con il saio, sotto un arcosolio realizzato con rotule e ossa dei piedi che si ripete in motivi ornamentali sulla parete di fondo. Lì in tre nicchie sotto un arco rovesciato ci sono altri tre cappuccini. Nella nicchia al centro sotto un baldacchino fatto di ossa del bacino, spicca un fregio di vertebre.
Da una stella a otto punte pende una lampada di ossa, sul pavimento ci sono sette croci.
Sulle pareti laterali le architravi e le strombature sono decorate da motivi floreali composti di ossa di mandibole.

La Cripta dei Teschi

La quarta stanza è la cripta dei teschi. Nelle pareti laterali abbiamo due cappuccini che riposano dentro nicchie curvilinee. Nella parete di fondo tre nicchie con tre cappuccini in piedi, sempre nel loro saio, sono ornate dal motivo del cranio. Nella nicchia centrale, una clessidra alata ricorda il tempo che vola.
Anche qui sul pavimento sono sepolti sette frati, le cui sepolture sono indicate da sette croci.
La volta del corridoio che attraversa le stanze è decorata da due triangoli formati da mandibole. Qui c’è anche il motivo del cranio alato che ritorna come negli altri ambienti, sempre racchiuso in un tondo.

La Cappella della Messa

La penultima stanza, la Cappella della Messa, è l’unica stanza dove non si vedono ossa.
Qui si celebrano le messe per i defunti. Sopra l’altare abbiamo il dipinto con la Madonna con il bambino tra Felice da Cantalice, San Francesco e Sant’Antonio da Padova, sotto le anime del purgatorio vengono purificate dalle fiamme da un angelo e dai tre santi. Il dipinto è dell’artista cappuccino francese Jan Francois Courtois.
Ai lati dell’altare due tabernacoli in marmo. Nella parete di sinistra in un contenitore di piombo c’è il cuore di Maria Felice Peretti, la pronipote di Sisto V. A destra è sepolto Giuseppe Matteo Orsini.

La Cripta della Resurrezione

Infine l’ultima stanza che porta il nome fortemente evocativo di Cripta della Resurrezione.
Il percorso si conclude. Nelle pareti laterali spiccano due arcosoli composti da teschi, femori e tibie.
Nella volta tre rosoni accompagnano due archi. Sul pavimento sette croci.
Nella parete di fondo una tela con la resurrezione di Lazzaro alla presenza delle sorelle Maria e Marta è incorniciata da una cornice di ilei e teschi.
Il significato è chiarissimo non tutto finisce con la morte. Come Lazzaro anche noi siamo in attesa della resurrezione.

L’importanza quindi della concezione teologica cappuccina che si cela dietro quest’opera ardita e suggestiva è evidente: Sorella Morte conclude il nostro percorso terreno per spalancarci le porte della vita eterna.

Per informazioni sulla visita guidata vai al sito di Yes Art Italy

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Circa l'autore

Francesco Ricci

Francesco Ricci

Dopo aver studiato al Liceo Classico, si laurea nel 2009 in Storia dell'Arte Moderna e nel 2012, con lode, in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'università la "Sapienza" di Roma. È insegnante di storia dell'arte nei licei e guida turistica abilitata. Ama scrivere, viaggiare, e nutre una grande passione per l'arte, il cinema e la musica.

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