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L’età aurea dell’Impero: Villa Adriana a Tivoli

villa adriana
Villa Adriana. Teatro Marittimo

Un gioiello architettonico che non ha eguali. Un luogo dello spirito senza tempo, prima ancora che un posto reale situato in uno spazio terreno, sui Monti Tiburtini ai piedi della città di Tivoli.
Villa Adriana rappresenta sicuramente “la biografia più attendibile di Adriano” (F.Chiappetta; E.Querci), oltre che la straordinaria realizzazione in travertino ed in marmo dell’ideologia imperiale, nonché la visione politica di un uomo che aveva saputo amministrare e soprattutto tenere insieme, la multiforme varietà dell’impero romano nel periodo della sua massima estensione, in un clima di pace e serenità denominato per l’appunto pax adrianea.

L’imperatore Adriano: la vita

Publio Elio Adriano è nato a Italica (anche se alcune fonti come Dione Cassio sostengono che sia nato a Roma) nel 76 d.C. Suo padre Publio Elio Adriano Afro era imparentato con l’imperatore Traiano, tanto che, non avendo figli, ne divenne il tutore dopo la morte dei genitori.
Venne cresciuto fin da subito come il successore designato di Traiano, grazie anche allo strettissimo rapporto che lo legava a Plotina, moglie dell’imperatore, che lo crebbe come fosse suo figlio, tanto da scatenare i pettegolezzi di corte che vedevano nel giovane Adriano l’amante dell’imperatrice stessa.
Fu lei che lo spinse a sposare Vibia Sabina, figlia della nipote di Traiano, e ne agevolò la brillante carriera.

Adriano fin da giovanissimo mostrò una spiccata attitudine alla vita militare, brillante combattente e fine stratega divenne presto il comandante in capo dell’esercito romano per poi percorrere quasi tutto il cursus honorum in un continuo susseguirsi di cariche di crescente importanza. Fu tribuno militare e poi governatore della Pannonia, questore, pretore, console e, seppur per un breve periodo, venne anche nominato arconte della città di Atene, (la massima carica politica prevista dall’istituzione cittadina) città da lui profondamente amata e di cui in seguito verrà anche eletto ufficialmente cittadino.

Il 117 d.C. nella città di Antiochia, capitale dell’antica Siria di cui in quel periodo Adriano era governatore, ricevette la notizia della morte di Traiano.
Si precipitò subito a Roma dove venne eletto imperatore.
La sua ascesa al trono fu estremamente controversa. Anche le fonti antiche sono molto contrastanti, alcune dicono che non fosse neanche stato presentato ufficialmente al Senato come successore dell’imperatore, altre, come alcune monete, attesterebbero l’utilizzo dell’appellativo Caesar (nome in uso all’epoca per gli eredi al trono) fin dal 114 d.C. cioè tre anni prima della morte di Traiano.

In qualsiasi caso il suo straordinario e velocissimo completamento del cursus honorum nonché la sua repentina nomina ad imperatore solo pochi giorni dopo la morte di Traiano, favorirono le voci che fosse stata proprio Plotina, di cui si dice fosse l’amante, ad organizzare il tutto, quando l’imperatore era ancora in vita.

Adriano politico attento e amante della cultura

Nonostante queste voci, Adriano fu un imperatore brillante, colto e attento.
Praticamente dal momento della sua adozione si era preparato a diventare imperatore con una abnegazione senza pari.
Grande amante della cultura, delle arti, della poesia e della filosofia in particolar modo del mondo greco, (tanto che si dice parlasse più fluentemente il greco che il latino), Adriano fu molto attento alle condizioni di vita dei militari, estremamente tollerante in materia religiosa e soprattutto capace di mantenere l’enorme impero romano unito e coeso.
Non si dedicò infatti a nuove conquiste ma a consolidare i confini, e le difese di tutti i territori conquistati in precedenza. Paradigmatico in questo senso la costruzione del Vallo che prende il suo nome: un’imponente fortificazione difensiva in pietra lungo il confine tra la Britannia e la Caledonia per 117 km!

Adriano si dedicò ovviamente ad abbellire le città dell’impero, su tutte Roma, e fu un infaticabile costruttore (e restauratore) di monumenti e ville, che lui stesso amava disegnare essendo un’amante dell’architettura greco-orientale.
La ricostruzione del Pantheon, il tempio di Venere e Roma sono solo alcuni dei più famosi monumenti costruiti dall’imperatore in un clima di fioritura delle arti paragonabile solo al Rinascimento.
Fu nel 118 d.C. all’indomani della sua elezione imperiale che cominciò la costruzione del suo capolavoro, l’enorme residenza suburbana e vera e propria residenza imperiale che porta il suo nome: Villa Adriana.

Villa Adriana
Serapeo

La Villa

Alcuni studiosi, grazie al rinvenimento dei bolli laterizi, hanno evidenziato tre fasi costruttive: la prima quella avvenuta tra il 118 e il 121, la seconda tra il 125 ed il 128 ed infine l’ultima tra il 134 ed il 138 anno della morte dell’imperatore.
In realtà oggi si tende a ridurre il numero delle fasi costruttive solo a due. La maggior parte degli edifici sarebbero stati costruiti durante la prima fase che sarebbe terminata nel 125, anno del ritorno dell’imperatore da uno dei suoi molti viaggi, in questo caso in Grecia e nelle province orientali dell’impero.

La villa occupava una superficie di 120 ettari di cui oggi solo 40 visitabili. Da sempre gli studiosi hanno avuto qualche difficoltà nel cercare di coniugare tra di loro le differenti funzioni delle diverse aree della Villa che dovevano soddisfare le più disparate esigenze: residenziali e di rappresentanza, nella doppia veste di villa suburbana e residenza imperiale.
Queste problematiche sono state ulteriormente accentuate nel corso degli anni dalla difficoltà di accostare agli edifici della Villa i nomi che le fonti antiche ci hanno tramandato.

Nella Historia Augusta Elio Sparziano ci racconta:

“Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli dove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli Inferi. (Historia Augusta, Vita Hadriani, XXVI, 5)”

In realtà come si può notare dal Canopo o dal Pecile, i primi edifici (ancora oggi tra i pochi) identificati con certezza, non abbiamo un’esatta riproduzione dei luoghi citati o dei monumenti più importanti che contraddistinguevano i luoghi in questione, ma piuttosto delle suggestioni o dei simboli che potevano richiamare, anche indirettamente, le località citate da Sparziano.
Quello che si può evincere da queste strutture è l’idea, la concezione di universalità che permeava l’impero nella mente dell’imperatore.

La Villa sintesi dell’Universale

Adriano era sempre stato attento alla qualità di vita delle province imperiali, in particolar modo quelle orientali, questo infatti lo aveva portato spesso, in interminabili viaggi, lontano da Roma, proprio per sincerarsi di persona di quello che accadeva nel suo impero, anche nelle aree più periferiche.

Dalle architetture della Villa, specie se abbinate ai nomi citati da Sparziano, possiamo constatare la grande capacità di sintesi, anche culturale, non solo architettonica, operata da Adriano.
Stilemi tipici dell’architettura orientale, siriana e turca, come la pianta centrale con cupola, si fondono perfettamente con i portici colonnati dell’architettura greca e gli edifici voltati in mattoni di quella romana.

In questa fusione di diversi stili, il nome dell’edificio serve solo a richiamare, più che altro simbolicamente, il luogo reale a cui si riferisce. Esattamente come farà più di sette secoli dopo Carlo Magno con la costruzione del suo Palazzo e della Cappella Palatina ad Aquisgrana, dove solo attraverso i nomi ed alcuni simboli, l’imperatore cercherà di rifarsi alla Roma imperiale/papale presa come modello solo però a carattere squisitamente simbolico.

Il Canopo ad esempio, uno degli edifici più famosi e suggestivi della Villa, formato da un enorme bacino d’acqua di forma ellittica, delimitato da arcate e anticamente da statue, che termina di fronte ad un enorme esedra voltata chiamata da Sparziano Serapeo, non ha nulla a che vedere con l’Egitto a cui il nome si richiama.

villa adriana
Canopo

Canopo infatti era il nome di una città sul delta del Nilo collegata ad Alessandria d’Egitto tramite un canale artificiale chiamato con lo stesso nome. Il Serapeo era il nome di un tempio dedicato alla divinità egiziana Serapide che si trovava proprio nella città di Canopo.

Eppure lo stile e le soluzioni architettoniche specie delle arcate, che potremmo quasi definire serliane, intorno al bacino, non presentano niente di egiziano ma sono molto più vicine al classico stile greco-romano, nonostante la presenza del corso d’acqua potesse riportare alla mente il canale sul delta del Nilo. È questo continuo richiamo, anche solo simbolico ai luoghi citati, che trasforma Villa Adriana nella sintesi estrema di un impero enorme che va dalla Britannia all’Egitto e che Adriano ha voluto simbolicamente racchiudere nella sua Villa.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che chiamare alcuni edifici con i nomi di località geografiche esistenti, non era poi una pratica così nuova e inusuale nel mondo romano. Cicerone sosteneva che nella sua villa di Tusculum si fosse fatto costruire un’Accademia ( il nome originale della scuola di Platone), Augusto aveva chiamato il suo studiolo nella sua residenza sul Palatino Siracusa.

Gli edifici più importanti

Villa Adriana presentava tutti gli edifici tipici sia della Villa suburbana che della sede di rappresentanza: aveva un piazzale porticato con al centro un’enorme vasca d’acqua, il Pecile, dal nome greco della sede della scuola stoica ad Atene, Stoà Poikìle, che si richiama alla famosissima piazza ateniese più nel nome e nella funzione del porticato, che nell’architettura.

Villa Adriana
Pecile

Svariate terme, Grandi e Piccole, private e per gli ospiti, un teatro, un giardino monumentale, gli alloggi per gli ospiti e per i servitori, le Cento Camerelle, rigorosamente nascoste nei sotterranei della Villa sotto gli edifici principali.

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Le Cento Camerelle

Il Palazzo Imperiale vero e proprio, con le sale di rappresentanza e due biblioteche: latina e greca.
La Piazza d’Oro magnifica area di rappresentanza riccamente decorata (da qui il nome) e la Sala dei Pilastri Dorici, la sala del trono, fino al celeberrimo Teatro Marittimo, la residenza privata dell’imperatore sopra un isolotto artificiale all’interno del complesso imperiale stesso.

Villa Adriana
Teatro Marittimo

La Villa come modello

La Villa da modello architettonico obbligato per tutte le ville che seguiranno, basti pensare alla Villa dei Quintili, divenne un’inesauribile fonte d’ispirazione per tutti i grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea.
Il grande architetto Pirro Ligorio, l’artefice di Villa d’Este a Tivoli, si richiamò costantemente alla Villa durante la costruzione della residenza del Cardinale Ippolito d’Este, e ne studiò in prima persona tutti i particolari, conducendo scavi e documentando il tutto tramite schizzi e disegni.
Francesco Borromini trasse ispirazione dalla straordinaria capacità delle linee curve di molti edifici all’interno dell’area, di orchestrare sapienti giochi di luci ed ombre per la planimetria e le cupole delle sue chiese più famose.

Le Corbusier non solo vide nella villa il modello dei progetti architettonici modernisti, intenti a rileggere e reinventare il passato, ma la ritrasse in oltre trentasette schizzi durante il suo viaggio a Roma.
Per tutti i suoi contemporanei la Villa fu una fonte inesauribile di modelli, come per esempio lo fu per Louis Khan che soggiornò a Tivoli nel 1951. Per lui la residenza di Adriano era l’archetipo della cosiddetta concatenazione tipologica processo in cui l’architettura rivela se stessa nella sua complessità e nella frammentazione dei suoi componenti.
Un altro dei maestri dell’architettura contemporanea Tadao Andō si richiama alla Villa nelle tipologie dei suoi edifici e soprattutto nella capacità di saper dialogare con l’ambiente naturale che occupa e che la circonda, trasformando alcuni suoi elementi naturali come l’acqua in veri e propri elementi costruttivi dell’edificio stesso.

La Villa di Adriano nasce come un sogno, quello di un imperatore che vuole racchiudere e sintetizzare le differenti culture del suo impero nella sua residenza ufficiale.
L’eredità di questo straordinario complesso archeologico-architettonico a tutti i livelli, è tale che la Villa si mantiene viva attraverso i secoli dialogando continuamente con tutti i protagonisti di quelle tendenze e quegli stili, che di volta in volta la continuano a prendere come proprio punto di riferimento.

Per informazioni sulla visita guidata al sito archeologico organizzata da Yes Art Italy per il 4 settembre 2022, scrivere a comunicazioni.yesart@gmail.com.

Leggi anche Villa d’Este a Tivoli tra Ercole e Ippolito

Francesco Ricci

Francesco Ricci

Dopo aver studiato al Liceo Classico, si laurea nel 2009 in Storia dell'Arte Moderna e nel 2012, con lode, in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'università la "Sapienza" di Roma. È insegnante di storia dell'arte nei licei e guida turistica abilitata. Ama scrivere, viaggiare, e nutre una grande passione per l'arte, il cinema e la musica.

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