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Lo shopping degli antichi romani

Tra supermercati, negozi e mercati.

Gli antichi romani e il gusto per lo shopping

Fare acquisti e dedicarsi allo shopping è un fenomeno che ha assunto dimensioni eccezionali nella nostra società consumistica, dominata dalle leggi del profitto e dalla produttività sfrenata che induce spesso a considerare necessario il superfluo. Tuttavia, anche in una realtà storica decisamente più morigerata nell’identificare i concreti bisogni della gente comune, come è stata l’epoca romana e medievale, le attività commerciali avevano un peso e un’importanza tali da giungere a modificare e riorganizzare il tessuto edilizio e urbanistico di una città.

ShoppingNell’antica Roma, come chiariscono le fonti, il traffico di merci, venditori e clienti affollavano, in modalità anche molto caotiche e disordinate, molte vie del cuore cittadino. Le svariate categorie di prodotti destinati alla vendita venivano sistemate in magazzini, negozi, mercati che determinavano un andirivieni continuo di gente che si muoveva sospinta dalla necessità di acquistare generi alimentari, ma anche dal desiderio di accaparrarsi oggetti legati alla vanità e al lusso.

Gli ambienti e gli spazi destinati al commercio si dividevano in svariate categorie.

I magazzini pubblici erano detti Horrea, destinati alla vendita all’ingrosso. Essi venivano denominati in base al prodotto che vi veniva stoccato. Con il termine di Horrea piperitaria si intendeva, ad esempio, un edificio utilizzato per la vendita di spezie orientali. Questo magazzino, la cui clientela era costituita perlopiù da medici, era rimasto in uso fino al IV secolo d. C. e venne poi sostituito dalla Basilica di Massenzio nel Foro Romano. Proprio nel Foro si tenevano infatti le più importanti attività commerciali del mondo romano.

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Targa dei conservatori

In alternativa ai magazzini esistevano i Macella che possono essere considerati dei supermercati a tutti gli effetti.

Il Macellum era infatti un edificio chiuso in cui si potevano acquistare carne, pesce ma anche altri innumerevoli articoli.

La struttura era di grandi dimensioni, poteva avere forma circolare o quadrangolare ed era circondata da portici per il riparo della clientela. Il primo Macellum deve risalire al II sec. a. C. e la zona designata era quella dell’Esquilino.

La passione per la passeggiata esterna tra i banchi era tuttavia irresistibile. Costituiva infatti una diffusa alternativa commerciale anche il mercato all’aperto. Ne sono esempi il Foro Boario, destinato alla vendita di animali vivi e carne macellata e il Foro Olitorio, spazio caratterizzato dalla vendita di frutta e verdura.

Il Foro Boario occupava un’area che era stata un tempo paludosa, poi bonificata con la costruzione della Cloaca Massima. Risalente al V sec. a. C. e situato in una zona di passaggio nei pressi dell’Isola Tiberina, fu arricchito di templi e santuari, i cui resti sono in parte ancora visibili, come quello di Fortuna e Mater Matuta, l’Ara Massima di Ercole e il Tempio di Portuno.

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Foro Olitorio

Ai piedi del Campidoglio si estendeva invece il Foro Olitorio, mercato ortofrutticolo di Roma. Qui, in età repubblicana, vennero edificati tre templi (Giano, Giunone Sospita e Spes) oggi inglobati nella chiesa di San Nicola in Carcere. Il Foro olitorio e il Foro romano erano collegati tra loro dal Vico Iugario e possiamo immaginare un flusso continuo di merci e persone attraversare questi tracciati che mettevano in collegamento le varie aree commerciali.

Il gusto per lo shopping aveva del resto trovato l’ambiente ideale, più protetto ed esclusivo in ambienti chiusi dove artigiani e commercianti potevano non solo lavorare ma anche vivere. Le tabernae infatti erano dei veri e propri negozi per la vendita al dettaglio. Esse si trovavano al pian terreno delle insulae, spesso corredate di laboratori nel retro e soppalchi per consentire al proprietario della bottega anche di riposare.

Numerosi gli esempi di tabernae nei Mercati Traianei. Costruiti sulle pendici del Quirinale, adiacenti il Foro di Traiano, essi dovevano accogliere botteghe, uffici e ambulacri. La taberna era tradizionalmente dotata di un tavolo posto ad angolo retto che offriva una comoda soluzione per portare a termine la trattativa del commerciante con il cliente.

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Foro Boario Tempio Ercole Olivario

I negozi che vendevano lo stesso genere di articoli erano di solito dislocati in determinate vie che assumevano appunto la denominazione del genere commerciale in questione. Il Vicus vetrarius era dunque destinato alla vendita di oggetti in vetro, il Vicus sandaliarius era frequentato per acquistare le calzature, il Vicus unguentaius era noto per i profumi.

Non mancavano numerose forme di pubblicità e, in assenza di una vera regolamentazione della professione, i venditori occupavano spesso ampi settori del suolo pubblico per esporre la propria merce.

Per promuovere la propria attività, erano in uso anche le insegne su supporti lignei o marmorei.

Forme di assistenza alle classi meno abbienti erano previste anche nell’antica Roma. Nell’area di Largo Argentina una volta al mese infatti poteva essere fatta la spesa nella Porticus Minucia Frumentaria, dove, muniti di tessera annonaria, si poteva ottenere una fornitura di grano a spese dello Stato.

Non mancavano mercati specializzati in un genere particolare di prodotti, dal Forum Piscarius (mercato del pesce), al Forum Pistorium (vendita delle farine), al Forum Cupedinis (mercato delle delizie), al Forum Suarium (mercato dei maiali, lardo e salumi), la clientela romana aveva l’imbarazzo della scelta.

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Portico d’Ottavia

Dall’epoca classica al Medioevo, non si è persa la memoria di un altro importante centro commerciale incastonato nei resti di monumenti antichi: il mercato del pesce al Portico d’Ottavia. Era situato nei propilei del Portico d’Ottavia, come testimonia una lapide che attesta il diritto dei Conservatori di avere le teste dei pesci più grandi, incluse le pinne.

Il ritrovamento dei resti di una bottega con gusci di telline e ostriche fornisce altra fonte materiale che attesta l’esistenza di un mercato ittico sistemato davanti alla chiesa di Sant’Angelo detto appunto in Pescheria. Il pesce arrivava di notte tramite le barche che risalivano il Tevere. All’alba si procedeva dunque al cottìo , la vendita all’asta per fissare i prezzi della merce. I pesci venivano esibiti e deposti su lastre di marmo di proprietà di famiglie nobili che le affittavano ai pescivendoli.

E se la vendita del pesce ci restituisce l’immagine di un mondo colorito e brulicante di vita, le fonti medievali che parlano della presenza a Roma del Mercato degli schiavi ci rimandano l’idea di una spregiudicata consuetudine commerciale dei secoli passati capace di considerare acquistabile anche un essere umano.

Per informazioni sulla visita guidata vai al sito di Yes Art Italy

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Tiziana Bellucci

Tiziana Bellucci

Laurea in Lettere all’Università di Roma “La Sapienza”, con indirizzo storico-artistico. Ha svolto attività didattica e di ricerca come “Cultore della materia” per la Cattedra di Critica d’Arte, presso il Dipartimento di Storia dell’Arte della Facoltà di Lettere alla Sapienza. Guida turistica abilitata per Roma e provincia, da anni svolge attività di promozione culturale nell’area di Roma e nel territorio della Tuscia dedicando particolare attenzione agli aspetti della storia dell’arte medievale e rinascimentale. È docente di ruolo nella scuola pubblica.

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