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Il sublime astratto – Recensione

Pietro Conte, docente di estetica alla Statale di Milano in Sublime astratto, oltre alla sua introduzione, ha pubblicato gli interventi dello stesso Newman del 1948, Il sublime è ora, di Robert Rosenblum, Max Imdahl, Jean-François Lyotard, Gottfried Boehm e Arthur Danto in merito all’acceso dibattito in cui si sottolinea come l’estetica dell’espressionismo astratto, l’opera di Newman in particolare, abbia trovato difficoltà ad imporsi. Sia nell’ambito accademico sia a livello popolare.

Panofsky

Erwin Panofsky, uno dei massimi specialisti di arte medievale e rinascimentale, autore del saggio Iconografia e icnologia, sostenendo che nella composizione figurativa il contenuto deve individuare un motivo mimeticamente riprodotto, riteneva che Kandinsky avesse preferito l’astrazione solo dopo essere stato bocciato a un esame di disegno. Accostando i quadri degli espressionisti astratti ai disegni della scimpanzé Betsy, che rallegrava i visitatori dello zoo di Baltimora. Quindi, in base al criterio interpretativo stabilito da Panofsky, se in un’opera non ci sono immagini riconoscibili, non è possibile né la descrizione iconografica né la lettura iconologica che possa inserirla in un contesto definito.

Newman

Proprio come nel caso della grande tela monocromatica di Barnett Newman, Vir Heroicus Sublimis, non c’è traccia del soggetto indicato dal titolo. Riportando il carteggio Panofsky-Newman, Conti sottolinea il fastidio dello storico dell’arte che vorrebbe individuare un uomo eroico ma vede solo una superficie rossa solcata da linee. Panofsky, attento solo all’aspetto formale dell’opera, non considera l’importanza che per Newman ha il contenuto. Bisogna vedere quale però. E lo vedremo fra poco.

Kant

Quello scelto dall’arte europea, a suo avviso, non è riuscito a captare il sublime in quanto subordinato alla realtà sensibile. Bisogna ricordare che nella Critica del giudizio, del 1790, Kant aveva identificato il bello con la forma e i limiti di un oggetto. Distinguendolo dal sublime che ha le sembianze dell’informe, dell’illimitato. Se la bellezza suscita serenità, equilibrio, il sublime scatena emozioni antitetiche, seduzione e paura insieme. Nella stessa opera Kant scrive anche che il sublime trova la sua massima realizzazione nel comandamento biblico che proibisce di produrre immagini di ciò che è in cielo, in terra o sottoterra.

Immagine e pittura

Sappiamo che Newman distingue nettamente le immagini (pictures) dalle pitture (paintings). Se l’immagine, spiega Danto nel suo intervento, si collega a uno spazio che configura oggetti diversi, con l’osservatore guarda “come attraverso una finestra”, la pittura è invece una superficie, con la quale manteniamo una relazione reale e non illusoria. L’immagine media tra l’osservatore e un oggetto posizionato nel quadro. La pittura rappresenta invece sé stessa ed è «un oggetto con cui l’osservatore si relaziona senza nessuna mediazione». L’astrazione allora non può essere valutata come un’arte priva di contenuto, proprio perché mostra un contenuto «senza i limiti propri di qualunque immagine».Barnett Newman in Vir Heroicus Sublimis, ci mette di fronte ad un vuoto spaventoso che nello stesso tempo appassiona. Nella sua apparente semplicità l’opera suscita una notevole empatia pur abbandonando la sicurezza delle consuete geometrie pittoriche alla Mondrian. Se negli artisti romantici il sublime della natura è un riflesso del divino, in Rothko, in Pollock, in Newman, in Still, le esperienze sovrannaturali dipendono dal medium astratto della pittura.

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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