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Rubens alla Galleria Borghese

Rubens alla Galleria Borghese

Il tocco di Pigmalione. Rubens e la scultura a Roma, è la mostra aperta alla Galleria Borghese al 18 febbraio 2024. Sono esposte cinquanta opere suddivise in otto sezioni che mettono in risalto il contributo dato da Rubens, alle soglie del Barocco, ad una nuova interpretazione dell’antico. Ad una rifondazione delle immagini. Per tali motivi la rassegna non considera solo le opere italiane che testimoniano lo studio intenso dei modelli, ma consente anche di ripensare le creazioni rinascimentali, confrontandosi con i contemporanei. Come si potrà constatare fra poco. Rubens

Susanna e i vecchioni

Rubens parte da Anversa e arriva in Italia a maggio del 1600. Alla ricerca di stimoli che possano incrementare le sue conoscenze artistiche. Trascorre due mesi a Venezia. Poi è la volta di Mantova dove si appassiona alla maniera di Giulio Romano. Quindi si stabilisce a Roma, dal 1601 al 1605, anche se con interruzioni. La Galleria Borghese può vantare al suo attivo due dipinti di Rubens: il primo è Susanna e i vecchioni: L’episodio rappresentato nel dipinto lo si trova dall’Antico Testamento (Libro di Daniele). La protagonista è la moglie del ricco ebreo Ioakim, Susanna, sorpresa da due vecchioni mentre fa il bagno nel giardino della propria casa. Gli uomini vogliono abusarne minacciandola, in caso di rifiuto, di falso adulterio. Lei non accetta e si trova ingiustamente condannata a morte. Pericolo scampato grazie al profeta Daniele. Susanna quindi incarna il simbolo della virtù femminile e della salvezza dell’anima per intervento della Provvidenza. Nel quadro la giovane donna ha una postura opposta – rispetto a quella dei suoi aggressori, che permette a Rubens di sottolineare la contrapposizione etica tra gli attori della scena. L’impostazione monumentale del nudo rimanda allo stesso soggetto elaborato da Veronese e Tintoretto. La critica ha intravisto nell’atteggiamento di Susanna elementi risalenti alla celebre statua dello Spinario (Roma, Musei Capitolini), che Rubens propose in un disegno oggi conservato al British Museum di Londra, che si può vedere in mostra. Rubens lo realizza a sanguigna e poi con carboncino rosso, creando la posa da due punti di vista diversi. Dando l’impressione che il disegno fosse ispirato da un modello vivente invece che da una statua. Tanto da spingere ad alcuni studiosi ad ipotizzare che il pittore abbia utilizzato un ragazzo atteggiato come la scultura.

Compianto sul Cristo morto

Il secondo è Il compianto sul Cristo morto. A lungo ritenuto opera di Antoon Van Dyck, oggi è assegnato alla mano di Peter Paul Rubens. Nell’impostare il Compianto, facendo interagire la deposizione di Cristo dalla croce e la sua sepoltura, Rubens congiunge stilemi della tradizione d’oltralpe e di quella italiana. Di provenienza nordica è la scelta di inserire il sarcofago come raffigurazione del sepolcro. Mentre la Vergine che sostiene Cristo dalla schiena, appartiene alla tradizione italiana. Scelta compositiva riscontrabile nelle due pale d’altare dipinte da Correggio nel 1524 per la cappella del Bono nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma (oggi nella Galleria Nazionale). E nel Compianto di Tintoretto delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Il braccio destro di Cristo ricorda da vicino la celebre Deposizione di Raffaello, vista forse da Rubens nella chiesa perugina di San Francesco al Prato, oggi in Galleria Borghese.RubensLa rassegna tende soprattutto ad instaurare il dialogo con i reperti della collezione Borghese, in modo particolare con le sculture del Bernini, all’interno della quale la mostra si dipana.

L’odore della pietra

RubensSe ne dovrebbe dedurre che Rubens concretizza il proprio stile nell’equilibrio che riesce a stabilire tra la tradizione artistica antica e quella moderna. È chiaro che non si limita a copiare passivamente le statue che emergono durante gli scavi romani per il Giubileo del 1600. Li utilizza per studiarne l’anatomia, la struttura corporea, l’impostazione dei volumi, le proporzioni. Da ognuna di esse ne ricava immagini diverse. Riprendendole da angolazioni inconsuete. Gesti e posture delle statue vanificano l’odore della pietra per acquisire gesti e posture di configurazioni da rappresentare. Ecco allora spiegato il tocco di Pigmalione in Rubens che gli permette di conferire carnalità al marmo. Disegnando le statue antiche infonde in loro l’anima. Rende tutto “più vibrante, più vivido”, trasferendolo poi nella pittura. Per ‘tocco di Pigmalione’, s’intende il mitico scultore a cui gli dei permettono di dare vita ad una sua statua di cui si era innamorato. Quindi la capacità di Rubens di trasformare nei suoi disegni e nelle sue tavole l’inerte marmo antico in vibrante materia pittorica.

Prometeo

Come si è appena accennato non meno rilevante è l’interesse dell’artista fiammingo per i pittori italiani che lo hanno preceduto, da Michelangelo a Carracci a Caravaggio. Classicità e modernità formano il validissimo retroterra percettivo a cui Rubens avrebbe attinto per tracciare il proprio percorso creativo. Nell’ energico Prometeo che con il suo corpo imponente domina la totalità dello spazio, l’artista cattura il momento più atroce: Zeus infligge all’eroe ribelle la brutalità inarrestabile dell’aquila che gli sta frantumando il fegato. E quali sono gli autori di cui Rubens si appropria, personalizzandoli e trasformandoli? Il Tizio di Tiziano, i nudi di Michelangelo.

INFORMAZIONI
Titolo mostra: Il tocco di Pigmalione. Rubens e la scultura a Roma
Città   Roma
Sede  Galleria Borghese
Date   Dal 14/11/2023 al 18/02/2024
Autore Pieter Paul Rubens
Curatori        Francesca Cappelletti, Lucia Simonato
Orari La mostra apre dal martedì alla domenica con orario 9-19 (ultimo ingresso ore 17:45). Chiuso tutti i lunedì

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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