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Sofocle. Aiace

Sofocle. Aiace

L’Aiace di Sofocle ha aperto il 10 maggio la 59° Stagione al Teatro greco di Siracusa. Protagonista e regista è uno dei baritoni più noti al mondo, Luca Micheletti. Per la prima volta affronta la tragedia greca e non c’è da stupirsi se i cori saranno tutti cantati. Le musiche sono affidate a Giovanni Sollima.

Se in Eschilo i personaggi agiscono costretti da motivazioni etico/religiose, in Sofocle hanno un atteggiamento più spregiudicato. Non accettano suggerimenti che li invitino a mutare opinione. Antigone, Edipo e appunto Aiace ne sono la prova. Che succede in quest’ultima tragedia?

Aiace
Aiace. La spada conficcata

La strage

C’è stata una strage di animali in un recinto. Mandriani sono stati uccisi. Alcune tracce indicano la tenda di Aiace. L’eroe dal grande scudo, come lo chiama Odisseo. Quest’ultimo guardingo, attento, sta indagando sul responsabile della carneficina. Leggendo gli inizi ha dei sospetti. Che la dea Atena gli conferma. È lui, Aiace l’autore dell’eccidio. Com’è potuto accadere? Per la sua ira violenta, la tracotanza, la ὕβρις (ìbris), lo smisurato orgoglio ferito, per non essere riconosciuto come il miglior guerriero dai propri compagni greci che non gli assegnano il trofeo delle armi di Achille prese ai vinti troiani. Compagni che Aiace vorrebbe uccidere se non intervenisse Atena che procurandogli una temporanea follia gli fa scambiare i greci per un branco di buoi e di porci massacrandoli al loro posto. Il grande guerriero, l’eroe della Grecia è la vittima di un clamoroso scherno.  Quando ritorna in sé Aiace è travolto dalla vergogna. Vergogna del ridicolo, di cadere nel disonore quando pensava di essere potente e imbattibile.

Le due letture

La vergogna è una ferita nella Τιμή (timè), la reputazione, l’onore, e per uscirne bisogna escludere la luce del giorno. Nessun legame parentale può scongiurare la “tentazione del nulla” in grado di salvare l’onore. Aiace si uccide esclamando “ ombra che sei la mia luce“, alla ricerca di quella gloria imperitura dopo la morte che gli antichi greci chiamavano Kleos (κλέος).

Tecmessa, la moglie di Aiace ha informato il Coro del suo folle delirio, ora comunica che è rinsavito. Il Coro è convinto che l’orizzonte volge al meglio. Che il peggio sia passato. Al contrario Tecmessa che conosce il marito, prevede sventure. “Si è rinsavito, ma una nuova pena l’attende. Perché scoprire la propria sventura, scatena più grande dolore”. Sofocle offre due chiavi di lettura dello stesso evento, fornendo all’eroe la possibilità di agire diversamente, eliminando il conflitto, capovolgendo tutto. In quanto “il lungo, infinito tempo rivela tutte le cose che sono nascoste, nasconde quelle che sono alla luce”.

Aiace
Aiace. Foto di scena

Il monologo

Nell’ampio monologo, detto il “discorso dell’inganno”, prospetta l’alternativa che lo salverebbe dal suicidio. In armonia con i ritmi della natura: “Gli inverni nevosi lasciano il passo alla fertile estate, si ritira l’eterno ciclo della notte perché risplenda il giorno dai bianchi cavalli, il soffio dei venti impetuosi si placa sul mare ululante”. Ma quando il Coro esorta Aiace a non aggravare la situazione in una spietata autoanalisi risponde: “Guardatelo il prode, il coraggioso, l’eroe che non trema nel fitto della battaglia: guardate che valore ha dimostrato contro delle bestie inoffensive. C’è da ridere”. E l’eroe provoca paura o dolore, è temuto o compianto, ma non può far ridere. Ne consegue che le varie possibilità che si prospettano si annullano: “Io non ho nessuna stima di chi si scalda il cuore con vuote speranze. O vivere gloriosamente o morire gloriosamente; è il dovere di un valoroso. Non ho altro da dire”. La scelta per Aiace è quindi obbligata: il suicidio per aspirare nell’Ade, al raggiungimento della Kleos. La spada è piantata nella terra con la punta rivolta verso l’alto.

Aiace
Aiace. Foto di scena

Il congedo

Nel congedarsi dalla vita Aiace rivela la sua vocazione laica del mondo rivolgendosi alla “Gente di Atene cresciuta con me, e voi, fonti e fiumi di qui, campi troiani, che mi avete nutrito, io vi saluto, addio: questa è l’ultima parola che vi rivolge Aiace. Il resto lo diremo ai morti nell’Ade”.

Il suo cadavere viene scoperto da Tecmessa. Sopraggiunge il fratello Teucro che vuole seppellirlo nonostante il divieto di Agamennone che non vuole concedere le onoranze funebri. Ne deriva un violento contrasto che si ricompone grazie all’intervento di Odisseo che scorge in Aiace l’impronta dell’eroe: Il suo valore, per me, vince l’inimicizia.  L’inflessibilità di Agamennone si smussa: anche se non è facile per un sovrano assoluto essere pietoso. Alla denigrazione verso il nemico morto. All’odio implacabile si oppone la nobiltà del capire. La sepoltura viene concessa.

Aiace
Aiace. Teatro greco di Siracusa

INFORMAZIONI

Titolo della Tragedia: Aiace
Autore: Sofocle
Sede: Teatro greco di Siracusa
Periodo: Dal 10/05/2024 al 07/06/2024
Durata: 120 minuti
Repliche: 10, 12, 14, 16, 18, 22, 24, 26, 28, 30 maggio 2024
1 – 5 – 7 – giugno 2024
Inizio rappresentazione. Ore 19

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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia, abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.

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