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Testaccio: il rione dell’anima popolare di Roma

testaccio

A Roma c’è un rione dove il tempo sembra essersi fermato, l’aria popolare che si respira lo rende unico, è il Testaccio. Rione XX, compreso tra le mura aureliane, l’Aventino ed il rione Ripa, territorio dalla forma trapezoidale, è uno dei luoghi più interessanti della Capitale. Simbolo del quartiere è un’anfora. A testimoniare la sua peculiarità: il Monte dei Cocci.

testaccio
Stemma del quartiere con l’anfora

A piedi, in bicicletta o mediante una visita guidata, a Testaccio si possono scoprire dettagli, aneddoti e curiosità che passerebbero inosservati alla maggior parte delle persone. Testaccio non è solo il primo campo dell’AS Roma, non è solo il Monte dei Cocci, infatti conserva una grande varietà di piccoli tesori artistici da scoprire man mano che ci si addentra tra le sue vie.

A Testaccio nacque la celebre cantante Gabriella Ferri e qui visse, per circa dieci anni, la scrittrice Elsa Morante. Il quartiere rende omaggio anche ad un altro protagonista della cultura romana: Lando Fiorini il cantante trasteverino e romanista, uno dei simboli della città.

Il rione di Testaccio nasce ufficialmente nel 1921. In realtà una fiorente edilizia popolare comincia già a svilupparsi a fine Ottocento. Case ad alveare sorgono quasi in mezzo al nulla, in un luogo privo di infrastrutture ma ricco di ruderi romani. Sono proprio i primi lavori nella costruzione dei muraglioni del Tevere a far emergere l’importanza del nodo storico del rione, con fulcro a Piazza dell’Emporio.

Le fasi costruttive del Testaccio

Alla fine dell’Ottocento si decise di costruire sulla parte sinistra del Tevere e del porto di Ripa Grande, tra le pendici dell’Aventino e le mura aureliane, tra un’immensa area verde di ruderi romani, il Monte dei Cocci, ed una lunga strada che conduceva alla Piramide, costeggiando la piccola chiesa di San Lazzaro oggi scomparsa. 

chiesa di san lazzaro
L’arco attiguo alla chiesa di san Lazzaro

La prima fase costruttiva del quartiere è compresa tra il 1883 ed il 1905 ad opera di un’aristocrazia privata che, in preda alla febbre speculativa della Roma post-unitaria, costruisce in fretta e furia una serie di case ad alveare.

La seconda fase costruttiva, tra il 1909 ed il 1917, coincide con l’elezione del sindaco Ernesto Nathan, massone e socialista, il quale favorisce la costruzione e la vivibilità del quartiere creando le prime infrastrutture volute dal nuovo ente delle case popolari IACP. Gli architetti Giulio Magni Quadrio Pirani progettano le nuove case popolari.

Dal 1926 accanto agli edifici popolari si affiancano case borghesi, come il bel palazzo tra Lungotevere Testaccio e via Marmorata progettato da Carlo Broggi. Nel dopoguerra l’edificio fu chiamato “il Cremlino” poiché abitato da membri del PCI. Risalgono agli anni ’30 le costruzioni borghesi di Via Marmorata progettate dagli architetti Innocenzo Sabatini e Innocenzo Costantini.

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Liberatrice risale al 1908 ed è gestita dai Padri Salesiani. All’interno è custodita l’immagine della Madonna Liberatrice del XVI secolo che fu trasferita in seguito alla demolizione dell’omonima chiesa delle Oblate nel Foro Romano.

 Chiesa di S. Maria Liberatrice
La Chiesa di S. Maria Liberatrice

Piazza Testaccio

Cuore del rione è la storica Piazza Testaccio, richiesta a gran voce dagli abitanti del nuovo quartiere che desideravano un punto di riferimento, un luogo di aggregazione. Per molti anni la Piazza ha ospitato il caratteristico mercato rionale, spostato nel 2015 tra via Galvani e via Manuzio. Dal 2015 la Fontana delle Anfore, realizzata dallo scultore e architetto Pietro Lombardi nel 1926, è tornata al centro della piazza. La struttura fu spostata a Piazza dell’Emporio nel 1936 a causa di cedimenti del terreno. Durante i recenti lavori di assestamento della Piazza, la fontana è tornata al suo posto.

 Fontana delle anfore
La Fontana delle anfore di Pietro Lombardi

Il monte dei Cocci

Uno dei simboli del quartiere, che dà anche lo stemma al Rione, è senz’altro la collina artificiale di 54 metri che prende il nome di Monte dei Cocci. Il sito è gestito oggi dall’Università Catalana. Nata come la discarica dell’antica Roma, si calcola che ospitasse 50 milioni di anfore, oggi ne possiamo stimare circa 25 milioni.

Le anfore arrivavano a Roma colme d’olio, avevano una capacità di circa 70 litri. Erano di produzione Betica, come si nota dal marchio sull’ansa. L’archeologo tedesco Heinrich Dressel fu il primo a catalogare questa tipologia di anfore. Non potendo essere riciclate, quando l’olio finiva le anfore venivano distrutte, coperte con la calce per evitare il cattivo odore, affastellate. Col passare dei secoli la collina fu usata per spettacoli di Carnevale, via Crucis nel periodo quaresimale e poligono di tiro dei bombardieri di Castel Sant’ Angelo.

La Porticus Aemilia Emporium

Se ci si sposta da Via Franklin verso via Rubattino ecco che ci si ritrova di fronte ad un maestoso rudere romano che sorge fiero, tra palazzi moderni e palazzine novecentesche. È la Porticus Aemilia, un vasto complesso di magazzini costruito dagli edili Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo nel 193 a.C. Il maestoso resto è l’unico superstite della gigantesca struttura che accoglieva le merci provenienti dal vicino porto. La struttura era lunga 487 metri e larga 60. Il portico era diviso, tramite 294 pilastri, in sette navate longitudinali digradanti a due a due verso il fiume e in cinquanta navate trasversali, coperte da serie di volte ortogonali alla facciata.

Porticus Aemilia
La Porticus Aemilia

 

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Circa l'autore

Barbara Panariello

Barbara Panariello

Romana, laureata in lettere presso l'Università La Sapienza con 108/110. Guida turistica di Roma abilitata. Food&Wine blogger. Grande passione per il giornalismo, lo sport, l'informatica, la scrittura.

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