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The Counsciousness of Anselm Kiefer

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Fur Paul Celan, the Counsciousness of Stones. Anselm Kiefer

La prima volta che mi sono innamorato di Kiefer è stato in foto.

Non avevo ancora avuto modo di vedere le sue opere dal vivo, rimasi veramente impressionato dalle pitture realizzate per l’esposizione al Palazzo Ducale di Venezia, Questi scritti quando verranno bruciati, faranno finalmente un po’ di luce.
Vidi le prime foto quasi per caso e rimasi subito molto colpito da quella pittura così materica, dall’uso di tutto quell’oro così imponente che trascendeva il colore giallo in un modo che avevo visto solo nel Pinturicchio degli Appartamenti Borgia ai Musei Vaticani.
E poi quel titolo preso in prestito, come spesso accade nell’opera di Kiefer, da una frase del filosofo Andrea Emo, aveva dato una dimensione immanente a quei dipinti che per monumentalità rivaleggiavano solo con i teleri del Tintoretto a San Rocco.
Era sorprendente, mi sentivo come uno di quegli uomini di fine Ottocento che si erano innamorati delle loro donne tramite la foto in un catalogo di spose per corrispondenza.

Voglio vedere le mie montagne

Poi venne la mostra alla Galleria Lia Rummo di Napoli, Voglio vedere le mie montagne fur Giovanni Segantini. Ancora una volta una foto. Ancora una volta il colore oro.
Qui l’impressione fu ancora più forte perché le montagne sono un tema a me molto caro, e nelle sue opere ritrovai le stesse serene montagne delle mie visualizzazioni meditative.
In questa serie il dialogo tra le montagne di Giovanni Segantini, e le montagne care all’autore, colpisce per la straordinaria intensità della pittura che Kiefer è riuscito a raggiungere. Le sue straordinarie doti di paesaggista mi avevano aperto le porte al suo lirismo come pittore/poeta. Bramavo di tornare a Napoli per vedere la mostra, ma non ci sono riuscito. L’incontro con l’artista tedesco era ancora una volta rimandato.

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Noah, the Counsciousness of Stones. Anselm Kiefer

Il destino delle persone

Estate 2023 arriva Parigi con i suoi tetti, i suoi poeti, i suoi musei per un viaggio di piacere. Ancora non lo sapevo ma il nostro rendez-vous era finalmente prossimo.
Al quarto piano del Centre Pompidou, nella sala riservata ai tedeschi: Richter, Beuys, proprio alla fine, nella parte più interna della stanza, mi sono trovato per la prima volta faccia a faccia con l’opera monumentale di Anselm Kiefer, Per Velimir Khlebnikov: il destino delle persone.

Non si può parlare di pittura per questo capolavoro, ma piuttosto di una istallazione.
In omaggio al poeta d’avanguardia russo Khlebnikov, autore di una teoria speculativa per cui le battaglie navali sono eventi ciclici nel corso della storia che si ripetono ogni 317 anni, Kiefer scompone lo spazio dell’aula in tre.
In due enormi teche di vetro al centro della stanza l’artista ci illustra questa teoria sull’ineluttabilità della guerra che si ripete. Nella prima teca giacciono come puri simboli i modellini dei sottomarini usati dall’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. Nella seconda un dipinto che poi rappresenta un grafico delle battaglie navali, con tanto di date, che si sono ripetute nel corso della storia dell’uomo ogni 317 anni.
Infine sulla parete di fondo, su una gigantesca pittura la Storia accade e si fa materia di fronte ai nostri occhi. La guerra che abbiamo “chiusa nella testa” irrompe sulla tela con la forza dirompente di una ierofania.
Ovviamente capii subito di trovarmi di fronte a qualcosa di enorme, un’arte capace di trascendere il tempo, una pittura che si fa architettura e trascende lo spazio.

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Fur Paul Celan, the Counsciousness of Stones. Anselm Kiefer. Particolare

La coscienza delle pietre

Inverno 2024 alla fine l’alchimista è giunto nella mia città.
Il mio viaggio di ricerca si è concluso a Roma, in vicolo de’ Catinari alla Lorcan O’Neill Gallery.

Qui non soltanto mi sono trovato di nuovo dal vivo di fronte all’arte di Kiefer, come era successo pochi mesi prima a Parigi, ma mi sono trovato di fronte alla matericità della sua pittura.
In The Consciousness of Stones sei monumentali tele occupano lo spazio interno della galleria come un arcipelago di isole, archetipi puri di un inconscio collettivo, costruito lungo i continui raffinatissimi rimandi di un’arte colta che tra Mito e Letteratura si fa dialettica, incarnando i simboli di una memoria collettiva che appartiene anche allo spettatore e di cui lo spettatore fa parte.

Le scogliere di isole remote divengono luoghi ancestrali persi in un Altrove che e’ un non luogo ma anche un non spazio. Quelle pietre, le pietre del titolo omaggio all’opera dello scrittore tedesco Hans Henny Jahn, acquistano così la loro “coscienza” in una dimensione erudita che rifugge l’umanità ( nessun uomo infatti abita questi luoghi simbolici) nel naufragio della Storia, e delle sue tragedie, che come a Parigi, puntualmente si ripetono.

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Alessandro Magno e il Caucaso, the Counsciousness of Stones. Anselm Kiefer. Particolare

E’ solo nella dimensione simbolica infatti, mitologica come per Scilla e Cariddi o religiosa come nel diluvio universale di Noé, che queste isole acquistano la loro essenza.
È nell’erudito eclettismo dell’artista che fonde insieme la mitologia greca e la religione cristiana, la cultura alchemica e la dimensione letteraria che queste pietre acquistano significato.

E’ solo nell’esecuzione pittorica che queste scogliere brunite, queste rocce spigolose memoria dei paesaggi di Lucas Cranach o di Albrecht Durer acquistano una propria consistenza.
La tela ancora una volta e’ un campo di battaglia dove resina, foglie d’oro, carbone di origine vegetale e minerale, gesso, gommalacca, sabbia e oggetti di metallo si scontrano e si fondono nella sapiente techné del suo autore che traduce la pittura in materia trasformando quelle Idee, concetti in potenza, in atto come un novello Prometeo che dona il fuoco agli esseri umani.

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Alessandro Magno e il Caucaso, the Counsciousness of Stones. Anselm Kiefer. Particolare

E’ solo nel titanismo tragico dell’atto creativo che ogni singolo elemento sulla tela acquista una sua memoria aiutandoci a recuperare quella coscienza storica che si è incagliata al largo di queste isole, reminiscenze e rovine del passato ma anche archetipi fondativi di un nuovo inconscio collettivo.

Forse solo i quattordici Santi Ausiliatori evocati nella tela all’esterno della Galleria, possono aiutare un’umanità sempre più naufraga ad affrontare e sopportare le atrocità della Storia.

Per informazioni sulla visita guidata vai al sito di Yes Art Italy

Leggi anche Hermann Nitsch-L’Arte Totale come rito di purificazione

Francesco Ricci

Francesco Ricci

Dopo aver studiato al Liceo Classico, si laurea nel 2009 in Storia dell'Arte Moderna e nel 2012, con lode, in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'università la "Sapienza" di Roma. È insegnante di storia dell'arte nei licei e guida turistica abilitata. Ama scrivere, viaggiare, e nutre una grande passione per l'arte, il cinema e la musica.

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