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Via di Grottapinta

Via di Grottapinta: i nomi delle strade di Roma sono spesso strani e sorprendenti. Ricordi di presenze scomparse e di antiche memorie.

Vicino alla grande chiesa di Sant’Andrea della Valle esiste una strada dal nome curioso: Via di Grottapinta, eppure di grotte in zona non se ne vedono. Che sarà mai?Via di Grottapinta

La Grotta in questione era in effetti un anfratto oscuro del teatro di Pompeo, dotato di tracce di pitture. Probabilmente si tratta dell’attuale passetto coperto che offre un rapido collegamento con la zona di Campo de Fiori.

Il passaggio alcuni anni fa è stato oggetto di un radicale restauro, grazie a Roberto Lucifero, direttore del Centro studi Cappella Orsini, coadiuvato da un team di sei persone.

Accanto vi sorgeva un’antica chiesina San Salvatore in Arco, probabilmente riconsacrata e dedicata nel 1343 alla Concezione della Beata Vergine Maria e affidata alla relativa Confraternita, che aveva come scopo, oltre al culto della Madonna Immacolata, l’assistenza dei confratelli poveri e la distribuzione di dote alle zitelle.Via di GrottapintaLa chiesina conservava un’antica immagine della Madonna di Grottapinta, opera romana del XII o XIII secolo, che è dalla fine del Quattrocento conservata a San Lorenzo in Damaso.

Via di GrottapintaSulla chiesa c’è ancora lo stemma degli Orsini, che ne avevano il patronato, dato che con la loro fortezza, dominavano la zona sovrastandola con la possente torre Arpacasa.

La Torre Arpacasa o Arpacata, nome di cui si ignora l’origine, fu ricostruita dagli Orsini e decorata un tempo con un orologio. È stato recentemente supposto che il Palazzo facesse parte di un grande complesso fortificato, difeso da una vera e propria cinta muraria di cui avrebbero fatto parte altre torri che sorgevano a Via Monte della farina, in vicolo dei Chiodaroli e a Via dei Chiavari.

Il Rinascimento spazza via le torri, ormai passate di moda. Il palazzo sarà costruito dal 1450 del cardinal Condulmer, nipote di papa Eugenio IV, poi dopo pochi anni torna di nuovo agli Orsini, che costruiranno l’orologio, che lo rivenderanno ai Pio di Carpi nel 1631 e infine agli inizi dell’Ottocento al banchiere Pietro Righetti, che durante i lavori di restauro, trovo il celebre Ercole in bronzo dorato ora ai Musei Vaticani.

Per informazioni sulla visita guidata vai al sito di Yes Art Italy

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Cristina Vuerich

Si è laureata con lode in Lettere, presentando una tesi in Etruscologia e ha frequentato con profitto i tre anni della Scuola di Specializzazione in Archeologia, in entrambi i casi presso l’Università di Roma “Sapienza”. Ha lavorato per molti anni in una libreria specializzata in archeologia e successivamente presso una casa editrice che si occupa di saggistica. Tramite queste attività ha avuto l’opportunità di essere costantemente aggiornata sulle novità riguardanti la Città Eterna. A partire dal 2001 ha portato avanti un'attività parallela come guida turistica, collaborando con agenzie operanti sul territorio, istituzioni e privati, in questa attività riversa tutta la sua passione, per comunicare la bellezza e l’importanza storica di Roma. Collabora con l'associazione Yes Art Italy ed è redattrice per BloggingArt.

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