Ormai da qualche anno la maestosa proprietà imperiale, progettata e costruita tra la fine del terzo e l’inizio del quarto miglio della Via Prenestina (l’antica strada per Praeneste o Palestrina, se preferite), è al centro di una serie di indagini archeologiche interdisciplinari e restauri.
Passando oggi lungo l’antica via romana e, per i più volenterosi, facendo jogging, lo scenario del III secolo d.C. si fa irto di contraddizioni. Risalta alla vista, per prima cosa, la possente struttura di tubi metallici che avvolge la tomba dinastica. Tuttavia – sotto questo aspetto il contrasto con la cultura elvetica si fa assai marcato – la sporcizia regna ovunque. Sentieri con battuti poco curati, panchine lasciate nell’incuria, senza dimenticare il colombario con urne cinerarie semidistrutte presso il marciapiede destro della Via Prenestina.
La Villa dei Gordiani, infatti, abbraccia entrambi i lati della strada. Ma chi erano i Gordiani?
Una poco nota famiglia proveniente dall’Africa Proconsolare. Il capostipite Gordiano I, valente generale, domò una ribellione verificatasi a Cartagine a causa delle angherie di Massimino il Trace. Benché acclamato in Africa Imperator, e Africanus sulla scia del nostro Scipione, non ebbe fortuna come leader.
Seguì Marcus Antonius Gordianus Pius, suo nipote, conosciuto come Gordiano III. Tenne l’impero dal 238 al 244 d.C. Condusse felicemente una spedizione in Mesopotamia, amato dai soldati in virtù del suo buon carattere, riuscì in qualche misura e tutto sommato in un tempo non troppo breve a dare un briciolo di serenità all’Impero. Le fonti parlano di una villa di questa famiglia, fuori Roma, lungo la via Prenestina. Quale altra potrebbe essere all’infuori della nostra?
Indagini della seconda metà del XX secolo hanno dimostrato che la proprietà imperiale fosse stata preceduta in età cesariana (area verde sulla destra della via) da un’azienda agraria con campi e cisterne. Lungo il lato sinistro (quello settentrionale) si addensano poi le vestigia più rilevanti sotto i profili sia paesaggistico sia architettonico. Una torre relativa alla parte residenziale, come impostazione e sviluppo volumetrico simile al Faro di Alessandria, il mausoleo (o tomba) dinastico, una basilica di età cristiana come quella di Sant’Elena a Tor Pignattara (IV secolo). Sono d’eccezionale bellezza i mosaici che ornano il pavimento dell’aula absidata e il peristilio trapezoidale.
Nel Medioevo alcuni resti della villa vennero fortificati. Tor de’ Schiavi, sorta sull’edificio a pianta ottagonale, costituì probabilmente una torre di avvistamento della Campagna Romana. Alla fine del 1800 l’area era divisa in due tenute proprietà dei principi Del Drago e Lancellotti. Tra il 1928 e il 1930, nelle vicinanze, si formò la borgata Gordiani, eliminata completamente nel 1980.
Leggi anche Al Capo di Bove prove tecniche per la misurazione dell’Italia